Sicurezza
«Lavoriamo con tutte le autorizzazioni»
Mauro Costa replica a Buffoni: esprime pareri personali, ma il capannone è stato costruito con il via libera della Provincia
AULLA. «Personalmente sono a favore della sospensione delle autorizzazioni per la ditta Costa, anche a seguito della relazione conclusiva del procedimento amministrativo avviato dal Comune di Aulla per accertare la situazione relativa ai permessi dell'impresa». Parole che non venivano pronunciate dai manifestanti anti Costa, dai quali ci si aspetta che vengano dette, ma, qualche giorno fa, dal presidente della Provincia di Massa Carrara, Narciso Buffoni. Parole che, però, non vengono accolte bene da Mauro Costa, patron della ditta che porta il suo nome: «Ci lascia perplessi, per non dire sconcertati, quanto dichiarato dal presidente della Provincia, poiché così esprime un parere non fondato su argomentazioni tecniche e giuridico–amministrative o su atti e provvedimenti formali, come ci si sarebbe aspettato da parte del massimo rappresentante dell’Autorità provinciale, bensì un mero e ingiustificato, per l’appunto, “parere personale”. Parere personale che non ha altra utilità se non quella di creare ancora maggiore tensione e confusione nella vicenda che, da giorni ormai, vede la mia impresa - scrive ancora Costa - bersaglio di attacchi quotidiani sulle pagine dei giornali. Intendo chiarire che l’impianto è in funzione da oltre 15 anni e che ogni sua parte è stata legittimamente autorizzata dalle competenti autorità. In particolare, il capannone, della cui regolarità edilizia il Comune di Aulla e il presidente della Provincia oggi dubitano, è stato costruito in forza di apposita determinazione provinciale, la n. 8550 del 24 marzo 2003, in osservanza alla normativa allora vigente in materia, ovvero il decreto legislativo 22/1997 che, all’articolo 27, comma 5, recita espressamente: “L’approvazione (della Provincia) sostituisce, ad ogni effetto, visti, pareri, autorizzazioni e concessioni di organi regionali, provinciali e comunali. L’approvazione stessa costituisce, ove occorra, variante allo strumento urbanistico comunale...».
«Il dettato normativo è chiaro - prosegue l'imprenditore spezzino - ed esclude la necessità del titolo concessorio e, dunque, di ogni altro atto o titolo ad esso propedeutico quale la dichiarazione di agibilità».
Quindi, in base a quello che scrive Mauro Costa, il cosiddetto “decreto Ronchi”, legge dell’ex ministro dell’ambiente dei governi Prodi e D’Alema negli anni ’90, legittimerebbe l’attività della ditta che lavora rifiuti ad Albiano Magra.
«Tengo a sottolineare che quanto sopra detto - puntualizza Costa - non è meramente un mio “parere personale” (quale quello espresso da Buffoni...), ma una affermazione che si basa, oltre che sul dettato normativo, su pareri e dichiarazioni rilasciati a suo tempo da tecnici del settore, nonché dallo stesso Comune di Aulla. Infatti, nel 2004, con le note n. prot. 0015995 del 27 settembre 2004, n. prot. 15996 del 23 settembre 2004 e n. prot. 4023 del 25 novembre 2004, il Comune di Aulla rispondeva alla richiesta di concessione edilizia da noi avanzata, nonché alle richieste in merito alla necessità di tale titolo autorizzativo avanzate dall’Associazione Albiano Magra, che “questa Amministrazione, verificato il contenuto della determinazione dirigenziale 8550 del 24 marzo 2003 della Provincia di Massa Carrara (settore ambiente), visti gli art. 27 e 28 del decreto legislativo 22 del 1997, visto il parere del consulente, avvocato Carlo Lenzetti, ritiene che l'attività edilizia svolta dall'Impresa Costa Mauro non sia soggetta a ulteriore concessione edilizia da parte di questo Comune... Si ritiene, inoltre, che, essendo a norma di legge dichiarata la pubblica utilità dell'opera, non sia soggetta al pagamento di oneri concessori”».
Termina qui l’autodifesa di Mauro Costa. Un commento conclusivo è doveroso: tanti hanno detto la loro sulla spinosa questione Costa e ora anche il suo patron. Tanti ma non tutti. All’appello, infatti, manca ancora qualcuno, ad esempio chi era al vertice dell’amministrazione comunale aullese negli anni a cavallo fra il 2003 e il 2004, non a caso chiamato in causa anche da Mauro Costa.
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