Sicurezza
Carrara piange il suo gigante buono
Antonio Taibi: per tutti un padre e lavoratore modello
CARRARA. Amici di famiglia e vicini di casa sconvolti per la tragedia che ha squarciato il cuore di una città intera. Per la morte del “gigante buono”.
«Era un padre modello, tutto casa e lavoro» raccontano all'unisono amici e conoscenti. Un padre senza grilli per la testa, circondato dall’amore di una famiglia molto unita per cui tutti, amici, vicini e conoscenti spendono parole di vicinanza e cordoglio.
La notizia dell’omicidio del maresciallo Antonio Taibi, freddato ieri mattina in casa sua a colpi di pistola da Roberto Vignozzi, è calata come un velo di nebbia su una città appena sveglia. Le voci sul delitto, poi purtroppo confermate, sono rimbalzate in pochi minuti per le strade del centro storico richiamando sul luogo del crimine i soliti curiosi ma anche tanti amici e conoscenti.
Genitori dei compagni di scuola dei due figli di Taibi, vicini di casa, amici dei due coniugi: via Monterosso è stata meta per tutta la mattinata di ieri di un silenzioso pellegrinaggio di persone incredule e straziate dal dolore. «Era un padre modello senza grilli per la testa, lavorava tantissimo ma tutto il suo tempo libero lo dedicava alla famiglia» racconta Gaetano Valenza, amico del secondogenito di Taibi.
«Ho portato anche mio figlio, è un compagno di calcio del figlio piccolo. Ho pensato che forse avrebbe potuto stargli vicino in un momento così difficile ma non ci fanno salire» aggiunge l’uomo.
Il figlio più grande è un cliente abituale del Bar Marco: «Viene sempre a pranzo qui da noi, conosciamo anche Maria Vittoria, una mamma molto attenta» confermano dalla pasticceria che sorge a poche centinaia di metri dalla casa del maresciallo.
Tra i primi a uscire dall'edificio, subito dopo l'omicidio, la cognata della vittima che visibilmente sconvolta ha accompagnato la figlia alla vicina scuola dell'infanzia, per poi rientrare subito dopo a portare conforto alla famiglia. Un’amica della moglie è rimasta per ore in lacrime davanti alla strada che conduce alla casa dei Taibi, senza pronunciare una parola ma limitandosi a guardare con gli occhi inondati di pianto, in preda alla disperazione, quella palazzina al civico 2 bis di via Monterosso, transennata dai carabinieri e inaccessibile, anche agli amici più stretti.
E ancora tanti conoscenti, più o meno in confidenza con il maresciallo e la moglie, genitori dei compagni di scuola dei due figli della coppia, che si sono precipitati sul posto, per verificare la veridicità delle voci che subito sono rimbalzate in città ma forse anche nella speranza di portare un po’ di conforto a una famiglia vittima di un gesto davvero assurdo.
Tutti parlano dei Taibi come di una famiglia come tante, conosciuta e rispettata in città. Ne parla bene anche il parroco del Duomo, don Raffaello Piagentini, fra i primi ad accorrere ieri mattina nella casa dove si è consumato il delitto, per abbracciare i familiari.
Antonio Taibi era nato 47 anni fa a Palermo e si era trasferito a Carrara ormai da una ventina d’anni. E così, era diventato un po' carrarese anche lui che proprio qui aveva aveva conosciuto Maria Vittoria Mari, figlia di un ex dirigente della Carrarese Calcio, diventata poco dopo sua moglie: nel 1999 era nato il loro primo figlio, studente del Liceo Artistico Gentileschi e nel 2002 Gianni, che frequenta la media Carducci.
Una famiglia come tante altre in città, amata e benvoluta, segnata per sempre dalla follia omicida di un altro padre, che ieri mattina alle 7.30 si è presentato alla porta del maresciallo e gli ha sparato alcuni colpi di pistola: poche ore dopo, nel costituirsi, l’assassino, ha spiegato di essersi voluto vendicare così per la condanna comminata 24 ore prima ai suoi due figli.
I due giovani, più volte nei guai per reati di droga, erano finiti anni prima nel mirino delle indagini di Taibi, assegnato fino al 2006 al nucleo operativo di Carrara.
Un rancore che aveva radici ormai lontane nel tempo, e che è scoppiato ieri mattina, in tutta la sua follia lasciando un segno indelebile nei cuori dei cari del maresciallo ma anche nella memoria di una città intera.
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