Il Tirreno

Prof si spaccia per cappellano militare

di Pietro Barghigiani
Prof si spaccia per cappellano militare

Ospite di un convitto pisano, denunciato per usurpazione di titolo. Voleva dire messa in latino. «Sento la vocazione»

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PISA. Aspetto curiale e linguaggio forbito. «Sono un cappellano militare, vorrei fare degli studi sulla linea Gotica, mi potete ospitare?».

L’abito di ordinanza, con corredo di tesserini e documenti alterati, per anni ha spalancato le porte di convitti e conventi a un professore di musica in pensione. Si chiama Filiberto Pierami, 57 anni, compositore e direttore d’orchestra, residente a Massa ma molto noto ad Avenza, capace di sviluppare una devozione per il culto così profonda da arrivare a identificarsi con un religioso di “professione”. Una vocazione quasi patologica che non gli ha fatto prendere i voti, ma una denuncia per usurpazione di titoli, falso materiale e possesso di segni distintivi contraffatti.

Sono stati i carabinieri del nucleo investigativo, guidati dal capitano Michele Cataneo, a fare visita lunedì pomeriggio al sedicente cappellano militare, ospite del pensionato Lanteri. Un incontro che non avrebbe sfigurato in un film di Totò. «Buongiorno, lei è un sacerdote?» è stata la domanda dei militari in borghese.

«Sì, certo ma voi chi siete?» ha risposto il compositore con velleità clericali. «Siamo carabinieri, veri».

«Ah, allora è meglio se ci accomodiamo in una saletta appartata» è stata la resa del direttore d’orchestra che, nell’ammettere la sua debolezza per i parametri sacri e il contesto religioso, ha seguito i militari in caserma per l’identificazione e la denuncia, confessando: «Sento il bisogno di fare il prete».

Poi ha chiamato un parente per tornare a Massa. L’ex docente di musica in una scuola media di Carrara, si era presentato come cappellano militare, «sono un tenente della Marina», al pensionato universitario Lanteri in via San Michele degli Scalzi. Era venerdì mattina.

«Sembrava un tipo tranquillo, non dava problemi» spiegano al convitto. I padri oblati lo hanno accolto convinti di trovarsi di fronte a un “collega”.

Il desco e un letto, il 57enne se li era guadagnati. Solo che nel suo fervore mistico, il professore in abito talare, ha chiesto, con sospetta insistenza, di celebrare messa in latino. I responsabili del collegio universitario lo hanno accontentato, ma la funzione si è svolta a porte chiuse.

In pratica ha fatto tutto da solo. Quella richiesta così singolare, però, ha indotto i religiosi a chiedere spiegazioni all’ordinariato militare a Roma. Ricevuto il nome del presunto cappellano, dalla capitale hanno spiegato alla direzione del pensionato di trovarsi di fronte a un impostore. Immediata a quel punto la telefonata ai carabinieri che hanno smascherato il millantatore. È venuto fuori che il professore in pensione, con aspirazioni politiche tradotte in una candidatura in consiglio comunale per La Destra, da anni bussa alle porte di istituti religiosi spacciandosi per cappellano militare.

Per un breve periodo ha soggiornato anche all’Accademia Navale di Livorno. Ma il sospetto degli investigatori è che i pernottamenti in Toscana, con vitto e alloggio a “scrocco” o scontati, siano stati numerosi.

Non che uno possa arricchirsi con simili escamotage di piccolo cabotaggio. Più probabile il desiderio irrefrenabile di realizzare un’aspirazione giovanile mancata. Per apparire credibile si era procurato un abito talare e dei tesserini della Marina Militare. Generalità vere su documento contraffatto. Affabile nei modi e di buona cultura, il prof sapeva tenere conversazioni con sacerdoti autentici discettando di fede e proponendosi di officiare messe, confessare e impartire assoluzioni. Al convitto Lanteri aveva raccontato di essere rimasto ferito in Kosovo e che la sua convalescenza sarebbe durata fino al 2018.

Piccole bugie per ammantare di un passato vissuto e doloroso la figura del prete bisognoso di aiuto. I carabinieri gli hanno sequestrato l’abito talare, usato per interpretare il personaggio del cappellano, i tesserini della Marina Militare è un hard disk.

Del poliedrico musicologo a fine ottobre il Teatro Verdi aveva ospitato l’esecuzione di un suo componimento che sa di contrappasso “Preludio, fantasia e fuga”. Le indagini proseguono per risalire ai convitti in cui Pierami, incensurato, ha soggiornato per capire se si sono verificati ammanchi.

Una storia di passioni che si fanno ossessioni in cui la psicoanalisi potrebbe dare spiegazioni che il codice penale sanziona ma non approfondisce.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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