Il Tirreno

Botte e minacce alla ex moglie Marito a processo

MASSA. I dissapori tra i due ex coniugi non sono svaniti, neppure dopo il divorzio e neppure dopo le denunce che hanno dato vita a due procedimenti, uno penale e l’altro civile. Ieri in tribunale,...

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MASSA. I dissapori tra i due ex coniugi non sono svaniti, neppure dopo il divorzio e neppure dopo le denunce che hanno dato vita a due procedimenti, uno penale e l’altro civile. Ieri in tribunale, davanti al giudice Giovanni Sgambati, si è tenuta un’udienza piuttosto movimentata, con l’imputato (non mettiamo il nome per rispetto alla parte civile), l’ex marito, che ha rischiato più volte di essere allontanato dall’aula per il suo comportamento. Alla fine il processo, compresi i battibecchi tra i due ex, è stato fatto, sentendo i primi testimoni. Parenti e conoscenti della coppia che hanno spiegato come si è arrivati a questi punti.

Il primo a parlare è stato un collega di lavoro della donna, che svolgeva la mansione di rappresentante. Anche lui era entrato nelle antipatie del coniuge della signora, tanto che in un paio di occasioni ha subito delle percosse: «Una volta ci ha visti entrare in un bar, ci ha insultati e minacciati. Noi ci siamo rifugiati nel locale per bere un caffè, ma lui invece di andare via ci ha aspettati e quando siamo usciti si è avventato sulla moglie. Mi ha dato uno schiaffo e poi ha rincorso lei prendendo a calci l’auto». La vettura era di proprietà del marito, però. E a farlo imbestialire era il fatto che la consorte l’aveva utilizzata per portare il collega: «Ma noi eravamo andati via per rispettare un appuntamento di lavoro», ha concluso il teste.

Una vita di infermo, hanno detto quelli che hanno parlato dal banco dei testimoni, quella della moglie, che a un certo punto per l’ossessiva gelosia ha deciso di chiudere la storia. Del resto non ne poteva più: messaggi, minacce e telefonate quando era al lavoro. Il collega ha spiegato qual era lo stato d’animo della donna: «Era costretta a rispondere perché era un continuo suonare di cellulare. Non ne poteva più. Non ricordo se mi ha detto di essere in cura da un medico per lo stress che le provocavano quelle chiamate, ma ricordo che il marito la spiava piazzandosi davanti al nostro ufficio. Un paio di volte mi ha pedinato fino a casa. Non nego di avere avuto paura anche io e per questo ho chiamato i carabinieri». Infine l’irruzione nella casa di un’amica della coppia. Lì ci scappò anche una testata, involontaria. Ma volarono schiaffi e pure l’amico della signora fu pestato. Solo le forze dell’ordine riuscirono a calmare la furia del consorte.

Come detto anche l’udienza di ieri - il processo riprenderà a maggio - non è stata facile, viste le intemperanze dell’imputato. L’uomo si è innervosito un paio di volte, tentando di controbattere a quello che dicevano i testi. Ma è stato subito bloccato dal giudice. Poi è stata avvertita la sorveglianza, ma la figura del vigilante è servita per prevenire colpi di testa.

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