Il dolore
Sit-in degli ambientalisti «Basta marmettola»
Italia Nostra stamani sarà sotto il Comune per protestare contro le cave «Il sindaco non fa abbastanza per evitare l’inquinamento dei nostri fiumi»
MASSA. Si presenteranno sotto il Comune con della marmettola in mano e staranno lì, per un’ora, per protestare contro l’inquinamento dei corsi d’acqua apuani causato dall’attività estrattiva. O meglio, dalla cattiva gestione delle cave di marmo. Perché è da lì, dalle miniere che arriva la marmettola che continua inesorabilmente a imbiancare il Frigido, come gli altri fiumi e torrenti che attraversano le cave. La protesta parte da Italia Nostra, una delle associazioni che si batte contro l’inquinamento della marmettola da almeno 25 anni.
All’epoca, infatti, il Frigido era perennemente bianco (e non solo durante la pioggia, come oggi). Colpa (non tutta) delle segherie piazzate lungo il corso d’acqua, le quali, quando non scaricavano direttamente lo scarto di lavorazione del marmo nelle acque, lo facevano di “riflesso”, gestendo non proprio a regola d’arte gli scarti. E fu proprio lei, Italia Nostra, a battersi per la loro delocalizzaione, attraverso (anche) una raccolta firme che arrivò a circa 5mila sottoscrizioni.
Le segherie furono effettivamente spostate, a metà anni Novanta, quasi tutte in zona industriale: l’operazione, della Regione Toscana, venne chiamata “Fiumi puliti” perché fu accompagnata da una bonifica del fiume, ossia da una asportazione della marmettola che si era depositata nell’alveo. La bonifica costò circa 5 miliardi di euro, quelli che adesso sarebbero 5 milioni di euro.
Ma oggi siamo punto e a capo. Gli argini del Frigido sono di nuovo stracolmi di marmettola, l’alveo pure ed è a rischio impermeabilizzazione, lo stato chimico delle acque non è buono (lo dice l’Arpat) e, sistematicamente, con la pioggia, il fiume si imbianca aggiungendo altra marmettola alla marmettola. Adesso lo scarto di lavorazione arriva tutto dalle cave, perché invece di essere stoccato e portato in discarica, rimane nei piazzali, nei ravaneti o chissà dove. Lo dice l’Arpat, ma anche la Procura che insieme alla Guardia forestale sta indagando proprio sugli illeciti ambientali nelle cave, di Massa e di Carrara. La quantità di marmettola prodotta infatti, stando alla documentazione in possesso della magistratura, non corrisponde alla quantità di marmettola smaltita. E questo viola le norme in materia di rifiuti: la marmettola è a tutti gli effetti un rifiuto anche perché è mescolata a altri metalli provenienti dall’attività estrattiva.
«In questi mesi - fanno sapere da Italia Nostra, circolo Massa Montignoso - molte sono state le denunce e gli esposti in Procura fatte dagli ambientalisti o semplici cittadini, tutte ben circostanziate e corredate da immagini e relazioni tecniche che individuano anche la provenienza degli illeciti. Tutto questo è stato confermato da vari enti di tutela come Arpat, Asl, e anche dal comando delle guardie del parco delle apuane. Saremo quindi sotto al Comune per protestare, per chiedere al sindaco un maggior rispetto e tutela dei nostri fiumi e delle nostre sorgenti. Chiediamo anche a tutti gli enti preposti di intervenire più frequentemente con sopralluoghi tecnici alle cave e ai ravaneti prima di ogni consistente precipitazione». Il Comune nelle settimane scorse ha dato mandato agli uffici di avviare una serie di accertamenti alle cave, tra cui sulla gestione della marmettola. Ma per Italia Nostra è insufficiente: «Servono interventi tempestivi», dicono dando appuntamento a stamani alle 11.
Melania Carnevali
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