Il Tirreno

«Così sono diventata prostituta»

«Così sono diventata prostituta»

In tribunale il dramma di una ragazzina nigeriana obbligata sulla strada con le botte e i riti voodoo

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MASSA. In aula il sostituto procuratore Federico Panichi ha fatto rivivere ai giudici della corte d’assise, presieduti da Giovanni Sgambati, l’incubo di Sandra, la ragazza portata in Italia per fare la prostituta con l’inganno e la minaccia di gravi malattie che potevano colpire i suoi cari. È la nigeriana Soyer Lovert l’imputata di questo processo che parla di sesso a pagamento e riti voodoo. Un procedimento bis dovuto a un errore del tribunale di La Spezia che ora si celebra a Massa. La sentenza ci sarà il 4 marzo.

Lovert, una donna africana di 28 anni, è accusata di avere introdotto illegalmente in Italia la povera Sandra, all’epoca ancora minorenne. Per convincerla a sottostare alla sua volontà la madama l’aveva sottoposta a riti voodoo e a violenze inaudite. La giovane le aveva raccontate in aula. Ieri è stato Panichi a ripercorrerle. Era stata contattata in piccolo paese nigeriano dove viveva, dopo averle prelevato alcuni peli l’avevano obbligata a prestare giuramento di fedeltà secondo un rito tribale locale. Infine il viaggio in Italia: la partenza dalla Nigeria con autobus e fuoristrada, l’attarversamento del deserto del Niger e la Libia. «Vidi molti cadaveri durante il percorso perché c’era chi durante il tragitto moriva di fame», aveva detto ai giudici in lacrime la testimone. Fino lo sbarco a Lampedusa e il trasferimento al centro di accoglienza di Milano. Dove fu scelta dai mercanti di donne che la misero sulla strada. Anche a Massa, come alcune sue amiche. Fino a quando la Dda di Genova non fece scattare le manette.

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