Gioco
Nuovo palazzo in via Pisacane l’odissea dei 18 proprietari
MASSA. In via Pisacane c’è un palazzo popolare da abbattere: un primo consolidamento statico è stato fatto, ma l’adeguamento sismico costerebbe una fortuna. Meglio demolire per ricostruire. Si...
MASSA. In via Pisacane c’è un palazzo popolare da abbattere: un primo consolidamento statico è stato fatto, ma l’adeguamento sismico costerebbe una fortuna. Meglio demolire per ricostruire. Si realizza un edificio nuovo di zecca nell’area verde adiacente, si dà casa nuova a 49 famiglie, poi si butta giù il vecchio stabile.
Facile a dirsi, molto meno a farsi: il progetto per la nuova costruzione c’è, ma non ci sono - e non è un dettaglio - i soldi. L’accordo con la Regione è stato fatto, ma Firenze ha, o almeno ha avuto sino ad ora, le mani legate: deve rispettare i vincoli di spesa imposti dal patto di stabilità e non può sborsare i 5,2 milioni per l’opera.
Bel problema, na non è l’unico. Perché adesso a complicare i giochi potrebbero arrivare pure i ricorsi e le carte bollate. Nello stabile, infatti - per ricostruire la vicenda - non tutti i residenti sono affittuari di Erp (ente edilizia residenziale pubblica), ci sono 18 famiglie che, negli anni, magari con il sacrificio di un mutuo, l’appartamento se lo sono comprato. E adesso vogliono vederci chiaro. Sui tempi di realizzazione dell’opera, sulle spese che si sono accollate, sugli effetti dell’esproprio partito nei mesi scorsi dagli uffici del Comune.
Per abbattere il vecchio e costruire il nuovo, la procedura di esproprio del terreno su cui sorge l’edificio era inevitabile ed è stata notificata anche ai 18 proprietari. Loro i 60 giorni per eventuali ricorsi li hanno lasciati passare senza muovere una foglia, certi che a breve il palazzo sarebbe sorto e avrebbero avuto, con un loro contributo e uno regionale, un appartamento nuovo e sicuro. Invece, le date slittano, i soldi della Regione sul tavolo non ci sono e loro la mano al portafoglio già l’hanno messa per contribuire, con Erp, alle spese di consolidamento del vecchio palazzo.
«Abbiamo fatto diversi incontri - sintetizza Francesco Vannucci, genero di uno dei proprietari - ma una definizione chiara della cifra che dovremo pagare non c’è. E l’importo aumenta di volta in volta». E qualcuno pensa a cause e ricorsi, almeno per riavere i soldi sborsati per i lavori al vecchio stabile.
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