Il Tirreno

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Mancano i soldi e i lavori si fermano: i comitati in Regione

di Chiara Sillicani
Mancano i soldi e i lavori si fermano: i comitati in Regione

I residenti delle zone alluvionate chiedono finanziamenti Ivo Zaccagna: le priorità sono il Frigido e il reticolo minore

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MASSA. Alcuni lavori sono stati fatti, dall’intervento sul Cocombola, a monte dell’Aurelia, ai nuovi ponti sul Ricortola. Ma quei lavori- i comitati alluvionati ne sono convinti - non bastano per mettere in sicurezza il territorio e per scongiurare il rischio alluvione. Il Comune lo sa, tanto che ai progetti ha già messo mano. Peccato però che la progettazione rimanga nei cassetti. Mancano - e questo è il cuore del problema - i soldi. La Regione, che i progetti li ha finanziati, è ora chiamata a rispettare il patto di stabilità: non può spendere il denaro che ha. E se non finanzia i Comuni, le ruspe si fermano. Il fatidico patto nasce, infatti, nel 1997 proprio con lo scopo di rispettare parametri economici e fiscali e garantire la piena adesione all’Eurozona. In parole semplici, impone vincoli in materia di debito e di spesa pubblica. E li impone anche agli enti locali che concorrono, ciascuno, alla spesa nazionale complessiva. Lega quindi le mani anche alla Regione, costretta a stringere i cordoni della borsa.

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Niente soldi, quindi niente gara per i mega lavori sugli argini del Frigido, dall’obelisco al mare, niente gara per il ponte sul lungomare. Niente interventi sul reticolo idraulico minore. Eppure - ribadiscono i comitati - quegli interventi sono indispensabili. Lo ribadiranno anche il 29 gennaio all’assessore regionale Federica Fratoni, con delega all’ambiente e alla protezione civile.

Insomma, chi il fango lo ha conosciuto perché nel 2012 se l’è ritrovato in casa, fino alle ginocchi, bussa alle porte della Regione e chiede finanziamenti: «L’assessore - spiega Ivo Zaccagna che presiede il comitato di Casone, Ricortola e Bondano - si è presa l’impegno di incontrarci e quell’impegno lo ha mantenuto, fissando l’incontro del 29. Ora contiamo in un sostegno economico che consenta di realizzare opere fondamentali nella lotta al dissesto e nella mitigazione del rischio idraulico». A Firenze con i comitati ci saranno tutti gli enti - Comune in primis - che, a vario titolo, si occupano di corsi d’acqua e cantieri.

«Faremo un “censimento” - spiega Zaccagna - dei lavori fatti e di quelli da fare, individuando e ribadendo competenze e sfere di intervento». Poi cita un esempio: «Sul Calatella i lavori sono iniziati, ma si sono anche interrotti, inviteremo quindi alla ripresa per la sicurezza del territorio e dei cittadini».

Ma lo scopo dei comitati (ci sarà anche quello di Romagnano) è tornare a casa da Firenze con la garanzia che la Regione i soldi sul tavolo li metterà, per assicurare la ripresa degli interventi.

«Sono due le priorità - Ivo Zaccagna passa in rassegna le urgenze - la prima è il Frigido, la seconda è la sistemazione del reticolo idraulico minore perché nel novembre del 2012 è quel reticolo che non ha retto mandando sott’acqua interi quartieri». Del resto in natura i confini non ci sono e i fiumi “comunicano”: metterli in sicurezza tutti - grandi e piccoli - è una garanzia.

Adesso i comitati aspettano il 29 gennaio e sperano che la Regione possa allargare i cordoni della borsa.

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