Il Tirreno

Istituto d’arte al gelo, gli alunni protestano con coperte e tè caldo

di Melania Carnevali
Istituto d’arte al gelo, gli alunni protestano con coperte e tè caldo

Termosifoni spenti da due settimane al Felice Palma Gli studenti scioperano: «Questa scuola è surgelata»

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MASSA. Sono andati davanti all’ingresso della scuola con coperte di pile, cappelli pelosi e uno striscione: “Buona scuola surgelata”, uno slogan nato sulla falsa riga della Buona scuola del governo Renzi. E sono rimasti lì fuori, per un’ora almeno, sorseggiando tè caldo nei bicchieri di plastica e intonando ogni tanto qualche coro. Gli studenti dell’istituto d’arte Felice Palma, ieri, in classe non ci sono entrati. Hanno scioperato per protestare contro una «buona scuola che buona scuola non è», così dicono.

Da due settimane infatti i termosifoni dell’istituto funzionano a intermittenza per un problema alla caldaia: «Un giorno sì e l’altro no, oppure funzionano ma rimangono tiepidi», precisa il rappresentante di istituto, Mirco Taddeucci, che poi aggiunge: «Protestiamo perché vogliamo che venga rispettata la legge 23 del 1996, quella che impone una temperatura minima nelle aule di 18 gradi, cosa che in queste settimane non è avvenuta nella nostra scuola».

Ieri mattina, in realtà, i termosifoni avevano ripreso a funzionare, ma il punto è anche un altro: «Il giorno prima non funzionavano - chiarisce lo studente - Oggi (ieri per chi legge, ndr) - ci hanno detto che il problema è stato risolto, ma continuiamo a protestare soprattutto per sensibilizzare l’opinione pubblica sullo stato di salute delle nostre scuole».

Anche l’istituto d’arte, infatti, come gli altri edifici scolastici della provincia, non gode proprio di ottima salute. Durante i controlli dei tecnici provinciali - quelli partiti dopo il crollo di un calcinaccio al Salvetti che ha colpito una studentessa - sono state rilevate infiltrazioni nel tetto; senza dimenticare poi che l’edificio non ha nemmeno scale anti incendio a norma. E gli studenti, questi come altri nel resto del Belpaese, chiedono adesso maggior sicurezza, più investimenti, «progetti a lungo termine». E lo fanno come lo sanno fanno: con coperte e tè caldo, un po’ di slogan, cori e riflessioni. «Un problema - commenta ancora il rappresentante degli studenti - non si risolve spostando le classi da un edificio all’altro, ma facendo interventi pensati e sensati. Vogliamo - continua - che i soldi vengano investiti nella scuola e che venga fatto a partire dall'edilizia scolastica. Ma soprattutto che il nostro governo inizia a investire veramente nella scuola: non è possibile che gli unici soldi che arrivano arrivino dall’Europa». Il riferimento è agli ultimi finanziamenti europei destinati all’acquisto di computer, che però in realtà la scuola aveva già provveduto a comprare con altri fondi. «Ben venga che si punti a diventare più moderni - commenta una studentessa, anche lei in sciopero - ma non quando avevamo già trovato fondi per acquistarli e soprattutto quando c’è una scuola che cade a pezzi».

Intanto i ragazzi, con la protesta di ieri, sono riusciti a ottenere un incontro con la Provincia, che prenderà vita martedì 26 gennaio, alle 14.30; un incontro a cui sono invitati tutti gli studenti e i genitori del Palma.

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