Sicurezza
Carrione, Corte dei conti indaga anche su Provincia
L’ente avrebbe dovuto nominare un collaudatore che verificato la staticità dell’argine poi crollato
CARRARA. Non solo il direttore dei lavori. Anche i dirigenti della Provincia, che si sono occupati dei lavori di messa in sicurezza dell’argine del Carrione che poi si è sbriciolato come un biscotto, rischiano di dover pagare i danni dell’alluvione. Il danno quantificato dalla Corte dei conti è di oltre 2,5 milioni di euro: Franco Del Mancino, ingegnere chimico, progettista e direttore dei lavori, rischia doverne sborsare parecchi.
Ma lo rischiano pure Gianluca Barbieri e Stefano Michela, rispettivamente responsabile unico del procedimento e dirigente del settore (all’epoca). E questo perché, secondo Firenze, non è stato nominato un collaudatore, una figura super partes - questa poteva essere la speranza - che avrebbe controllato la regolare esecuzione delle opere e che avrebbe scongiurato il crollo.
Fu la commissione d’inchiesta della Provincia, costituita subito dopo l’alluvione, a scoprire per prima, grazia al supporto di un pool di esperti, che il collaudatore per quel tipo di opera era necessario.
Secondo la sua relazione, la causa più determinante dell’alluvione, è stata proprio la mancata nomina da parte della Provincia di un collaudatore. Che - all’epoca fu una sorpresa - era necessario. Sul mancato collaudo dell’argine, infatti, (è stato rilasciato solo il certificato di regolare esecuzione dei lavori), tutti, ma proprio tutti, tecnici e non, hanno sempre sostenuto, inizialmente, che fosse “normale”. E tutti ci hanno creduto.
Per le opere pubbliche sotto i 500 mila euro infatti il collaudo non è necessario (l’argine è costato 400 mila euro). Ma se il progettista non è un dipendente pubblico, ma un esterno, la distinzione fra opere sopra e sotto i 500 mila euro scompare e l’ente deve in ogni caso nominare un collaudatore delle opere in corso.
Il peccato originale quindi stava proprio lì, secondo quello che è stato il presidente della commissione di inchiesta, Juri Gorlandi, che aveva commentato: «Se ci fosse stato il controllore, le opere non sarebbero mai state eseguite così. Il collaudatore avrebbe fatto gli interessi del pubblico e non del privato».
E questo probabilmente è quello che pensa anche la Corte dei conti che adesso sta indagando anche sui dirigenti della Provincia.
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