Sicurezza
Vendite fantasma online: denunciati tre apuani
Si facevano versare i soldi su conti intestati a persone che non esistevano Nella truffa sono caduti imprenditori, artigiani e commercianti
MASSA. Il sistema era ingegnoso, ma come tutte le truffe poteva essere evitata con un pizzico di attenzione in più da parte delle vittime. Chi aveva ideato il raggiro però per un po’ la smetterà di ingannare il prossimo, grazie a un’indagine della squadra mobile di Antonio Dulvi Corcione e della polizia postale. Gli agenti dopo alcune settimane di appostamenti sulla rete sono riusciti a individuare chi si nascondeva dietro a quei venditori che smerciavano di tutto online e si facevano pagare su poste pay intestate ad altre persone. Ma a riscuotere poi erano sempre loro, grazie a documentazioni contraffatte e account fantasma. Non è stato semplice risalire alla loro identità, ma gli esperti informatici della questura sono riusciti nell’impresa grazie a tanta pazienza e intuito.
A cadere nel trabocchetto sono state decine di persone, con un conto complessivo che si aggira attorno ai duecentomila euro. Imprenditori, artigiani, commercianti e liberi professionisti si facevano allettare da offerte stracciate contenute in annunci che comparivano sui siti specializzati. Una volta visto l’oggetto del desiderio - dal computer di ultima generazione al tablet, dal televisore maxischermo allo smartphone - si prendevano contatti. Uno dei tre spiegava come fare l’acquisto e le modalità della consegna. Ovviamente la disponibilità era massima e le spese di spedizione erano minime. Così tutti accettavano e sottoscrivevano il contratto, pagando in anticipo. La promessa era di ricevere la merce nel giro di 48 ore. Tra l’altro qualcuno aveva anche ordinato macchinari sofisticati che servivano alla sua attività imprenditoriale. Roba che in un negozio avrebbe pagato quattro volte tanto rispetto al prezzo su Internet. Dopo le 48 ore i truffatori si facevano ancora trovare, spiegando via email che avevano avuto un contrattempo che avrebbero risolto in altre 24 ore. Si scusavano e gentilmente pregavano il cliente di pazientare ancora un giorno. Lui acconsentiva e il raggiro era servito. Da quel momento diventavano uccel di bosco.
Ed è qui che sono stati bravi gli uomini di Corcione e quelli della postale. Il certosino lavoro di ricostruzione dei passaggi dell’intera attività truffaldina ha consentito di fare luce sul quadro di raggiri che venivano perpetrati. Ma il vero colpo è stato quello di scoprire una serie di strumenti di pagamento non genuini (carte di credito, prepagate e bancomat) utilizzati dal terzetto.
Una lunga serie di riscontri e di prove che hanno confermato le denunce arrivate a Massa da ogni parte di Italia, erano le vittime che chiedevano alla questura di fare luce su quello che gli era capitato. L’indagine è durata un paio di mesi, poi grazie all’abilità di un agente che ha passato ore e ore davanti a un computer aprendo una trattativa per un acquisto im portante il cerchio si è stretto attorno alla banda di apuani. Ma invece del versamento sul conto fantasma stavolta è arrivato il cartello con scritto fine. I tre, uno è residente nello spezzino, si sono trovati indagati per truffa e dovranno rispondere del reato davanti a un giudice, non appena verrà formulata la richiesta di rinvio a giudizio da parte della procura. Le vittime sperano di rientrare in possesso dei soldi che avevano trasferito.
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