Italia
Una “vera” gipsoteca al San Francesco, rispunta il progetto
Dopo il restauro degli anni scorsi con la presidenza Caffaz continua il recupero del patrimonio culturale della scuola
CARRARA. Gipsoteca: il sogno mai tramontato. Tra i progetti della neo presidentessa dell’Accademia di belle arti, Anna Vittoria Laghi, c’è anche questo: valorizzare il patrimonio dell’ateneo, tirare fuori tutti i gessi dagli sgabuzzini e farli vivere. Pochi dettagli. Solo un generico: «Io e la direttrice ci stiamo lavorando insieme», fa sapere la storica e presidentessa. Ma il progetto, ora è certo, c’è.
L’Accademia possiede una collezione di circa trecento gessi, fra calchi dall’antico bassorilievi, modelli e calchi a tutto tondo, di primo e secondo Ottocento e di primo Novecento. I primi gessi che costituiscono il corredo didattico necessario per apprendere lascultura risalgono al 1769, anno della nascita dell’Accademia per volere di Maria Teresa Cybo.
Il boom di gessi però arriva con Elisa Bonaparte Baciocchi, alla guida dell’Accademia dal 1806 al 1814, che istituì il cosiddetto “Pensionato artistico”, favorendo l’entrata in collezione di calchi e modelli di illustri scultori neoclassici grazie al loro passaggio o permanenza in città. E i gessi continuano a aumentare di anno in anno per tutta la prima e seconda metà dell’Ottocento fino ai primi anni Trenta del Novecento grazie alle donazioni di artisti e di illustri famiglie di Carrara.
Il gruppo più “prezioso” è costituito dai modelli e dai calchi dei maestri di primo Neoclassicismo, come Antonio Canova, Lorenzo Bartolini e Bertel Thorwaldsen. Per non parlare dei busti- ritratto eseguiti da Cartellier e Bosio e dal prussiano Rauch, ospite gradito, quest’ultimo, di Maria Beatrice d’Asburgo d’Este. E poi il gruppo, altrettanto prezioso, dei gessi degli allievi, tra cui quello di Carlo Finelli, presente con il gruppo de Le Tre Ore, Benedetto Cacciatori con il Mercurio, Pietro Tenerani con la Psiche svenuta, Psiche e Paride Offerente. Insieme ad altre opere di Demetrio Carusi, Bernardo e Giovanni Tacca, Leopoldo Bozzoni, Carlo Chelli, Luigi Bienaimè, Ferdinando Pelliccia, Giuseppe e Pietro Lazzerini fino a Carlo Nicoli, Fidardo Landi, Abramo Ghigli, Carlo Fontana e Arturo Dazzi. Loro, allievi diventati a loro volta maestri, costituiscono la vera originalità della gipsoteca di Carrara.
Rimasti dimenticati per anni negli sgabuzzini, adesso, questi gessi, presto - questa è la speranza - potranno vivere la loro seconda vita.
Già negli anni passati l’ex presidente dell’Accademia, Simone Caffaz, insieme all’attuale presidentessa che all’epoca era docente, hanno iniziato a recupererare alcuni gessi, come alcune statue, patrimonio dell’ateno. Adesso l’obiettivo è finire il recupero e creare una vera e propria gipsoteca al complesso di San Francesco, sede adesso del Cap. «Andiamo avanti con la restaurazione - fa sapere la Laghi -con l’obiettivo di allestire anche l’Accademia, e rendere questo palazzo ancora più bello di quello che è».
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