Il Tirreno

Sempre meno assunti e precari

di Melania Carnevali ; di Melania Carnevali

Diminuiscono gli avviamenti e aumentano invece i contratti atipici

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CARRARA. Non solo il numero degli avviamenti al lavoro è in calo. E non solo Massa-Carrara è la provincia toscana con un dato di assunzioni nel primo semestre del 2015 in negativo rispetto allo stesso periodo del 2014. Ma il lavoro apuano, quando c’è, è pure precario. Lo dice l’osservatorio provinciale del mercato del lavoro che parla di una incredibile precarizzazione: spariscono, o quasi, i contratti a tempo indeterminato e compaiono una miriade di forme contrattuali atipiche, al limite, a volte anche oltre, i diritti dei lavoratori: co.co.co, apprendistato, lavoro intermittente o occasionale, associazione in partecipazione, o lavoro autonomo, voucher e chi più ne ha più ne metta.

Da gennaio a giugno dello scorso anno infatti gli avviamenti al lavoro, secondo i dati del centro per l’impiego, sono stati 12.854 a fronte dei 12.975 dell’anno precedente. Un calo lieve quindi. Ma non finisce qui, perché, poi, quello che conta è il dettaglio. Di questi 12.854 lavoratori solo 2.435 sono stati assunti a tempo indeterminato, quindi solo il circa 19% del totale. Gli altri sono finiti nel marasma dei contratti innominati, così si chiamano quelli atipici. Per la precisione: 7.841 sono a tempo determinato, 675 apprendistati, 619 lavoro domestico 509 lavoro intermittente, 438 lavoro occasionale, 264 lavoro a progetto o co.co.co, 49 associazione in partecipazione, 22 lavoro autonomo nello spettacolo e 2 lavoro ripartito.

Una provincia di lavoratori precari, quindi. Non che in Italia vada diversamente. Anzi. Ma qui, sotto le Apuane, sta andando molto peggio. «Ecco i frutti del Jobs act», commenta il segretario provinciale della Cgil, Paolo Gozzani, il quale snocciolando i dati parla di una «situazione davvero critica che attraversa tutti i settori e le tipologie contrattuali. Adesso, con questa riforma - continua - ci videoservegliano, ci dimensionano e ci licenziano».

E gli esempi abbondano nel territorio. «Una ragazza - fa sapere Gozzani - era responsabile di un negozio di abbigliamento. Ha chiesto di non esserlo più perché era rimasta incinta ed è iniziato il suo calvario. Si è dovuta licenziare e adesso lavora in un altro punto vendita e la pagano con i voucher».

I voucher stanno infatti andando alla grande nel mondo del lavoro: i lavoratori (con turni e orari da dipendenti) in sostanza vengono pagati con buoni lavoro, senza ferie, malattia e tantomeno maternità. E se va bene, cioè se non arrivano controlli, il voucher rimane nel cassetto e allora ciao contributi: il lavoro grigio diventa completamente nero.

«Per capire bene di cosa stiamo parlando quando si parla di nuovi posti di lavoro e di aumento degli stessi è indicativo il dato del ricorso al lavoro in somministrazione - afferma Nicola Del Vecchio, segretario organizzativo della Cgil di Massa Carrara e responsabile di Nidil, il sindacato dei lavoratori atipici - nella nostra provincia nei primi sei mesi del 2015 abbiamo visto l’attivazione di 2219 missioni di lavoro di queste la maggior parte ha come durata un solo giorno di lavoro e oltre il 74% del totale non supera i 10 giorni lavorativi».

Il lavoro in provincia, in altre parole, è sempre più parcellizzato e «le contraddizioni che emergono in molti luoghi produttivi - continua Gozzani - sono ormai palesi con lavoratori che nonostante la stessa attività lavorativa hanno contratti e condizioni lavorative differenti con una conseguente mancanza di diritti uniformi, lavoratori con esperienza che vengono licenziati e magari il loro posto di lavoro è occupato da altri lavoratori assunti grazie agli sgravi, lavoratori dipendenti ai quali per continuare a lavorare viene richiesta l’apertura di una partita iva».

Non è un caso che anche nel 2015, l’anno della riforma del lavoro, la Cgil sia stata letteralmente presa di assalto. Le pratiche lo scorso anno sono state infatti 510, di cui 245 per recupero crediti, 115 per violazioni contrattuali, 67 per consulenze, 83 per procedure concorsuali. «Viviamo situazioni davvero al limite ogni giorno - prosegue Del Vecchio - nel 2015 abbiamo gestito e chiuso circa 700 vertenze, così come avvenuto nel 2014. Segno di un costante ricorso alla vertenzialità, con mancati pagamenti degli stipendi, irregolarità contrattuali, licenziamenti illegittimi».

Da questo scenario nasce la Carta dei diritti universali del lavoro della Cgil, ossia il nuovo Statuto dei lavoratori e delle lavoratrici: una raccolta di norme destinate a tutto il mondo del lavoro, subordinato e autonomo, che a partire dai prossimi giorni sarà al centro delle assemblee nei luoghi di lavoro e dei pensionati. «Questo è lo strumento che vogliamo contrapporre al Jobs Act - afferma Gozzani - perché la realtà che viviamo ogni giorno è completamente diversa da quella che ci viene raccontata. La ripresa pare fragile, con una coda della crisi velenosa, la crescita dei licenziamenti, fenomeni distorsivi nel mercato del lavoro come l'abuso dei voucher, una recrudescenza del lavoro irregolare, un saldo modesto delle attivazioni di nuovo lavoro stabile».

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