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Argine crollato, la Corte dei conti sequestra oltre 2,5 milioni di euro al direttore dei lavori
Il danno contestato è pari alle spese di demolizione e ricostruzione del muro in seguito all'alluvione
CARRARA. La Corte dei conti della Toscana ha messo sotto sequestro i beni di uno dei presunti responsabili del danno provocato a seguito della rottura dell'argine del torrente Carrione, avvenuta il 5 novembre 2014.
Si tratta dei beni del direttore dei lavori. Motivo: l'omessa verifica dell'esatta rispondenza dell'opera al progetto esecutivo appaltato, autorizzando l'erogazione di somme non dovute all'impresa e attestando il falso con l'emissione del Certificato di regolare esecuzione.
Sono indagati anche il Rup e alcuni dirigenti della Provincia di Massa, committente dell'argine crollato, per la “mancata nomina del collaudatore statico - comunicata la Corte dei conti che avrebbe consentito di riscontrare e certificare le gravissime anomalie, rivelatesi purtroppo strettamente connesse al crollo dell'argine e per non aver disposto perizie di vierfica a seguito di quanto rilevato dai vigili del fuoco ed emerso dai sopralluoghi in merito alla non rispondenze delle opere realizzate rispetto a quelle progettate".
Il danno contestato ammonta a 2.502.397,42 di euro. Sono le spese di demolizione e ricostruzione che si sono rese necessarie per realizzare l'opera idonea e le spese di messa in sicurezza per contenere i danni occorsi a seguito del crollo.
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