Il Tirreno

«Quel palazzo deve chiamarsi Andrei»

Ristrutturato con i fondi Piuss e rinominato“Palazzo del Ponte”, ma l’associazione del borgo si oppone

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MASSA. Palazzo Andrei o palazzo del Ponte? Per l’associazione Borgo del Ponte Santa Lucia non ci sono dubbi, lo storico edificio situato in uno dei quartieri più antichi di Massa, appena ristrutturato, non può di certo cambiare nome. «Non se ne abbia a male il parroco don Lorenzo Corradini – parla a voce dell'associazione il presidente Vincenzo Ozioso – ma non condividiamo la sua decisione ampiamente pubblicizzata di rinominare palazzo Andrei del Borgo del Ponte come “Palazzo del Ponte già Palazzo Andrei ”.

A parte il fatto, abbastanza sostanziale, che al Ponte esistono altri palazzi storici e quindi c’è il rischio di sovrapposizioni e confusioni, a nostro parere non è opportuno modificare denominazioni ormai storicizzate. Tutti infatti nel borgo e in città conoscono questo edificio storico con il suo attuale nome o al più “la Canonica”». Palazzo Andrei, o del Ponte dir si voglia, è stato recentemente ristrutturato e riaperto la scorsa estate grazie ai fondi Piuss dopo anni di abbandono. Un investimento costato un milione di euro, che ha reso possibile la riqualificazione dell'edificio e dei suoi interni (otto stanze, sala, cucina e ascensore) ma soprattutto – questa la speranza della parrocchia – permetterà la rinascita di un'intera area messa a disposizione del mondo delle associazioni e spazi ricreativi per l'aggregazionismo giovanile. Senza contare poi che il palazzo nasce proprio sul percorso della Francigena – qui è stato rinvenuto il primo ospedale medievale – un percorso che taglia in due Borgo del Ponte per poi proseguire verso il centro città. «Cambiare nome significa fare un torto alla storia – continua Ozioso – ma soprattutto alla famiglia Andrei visto che fu la vedova Giovanna Andrei a donare alla parrocchia questo splendido edificio del sedicesimo secolo, appartenente alla proprietà di Cristoforo Dell'Andrea iscritto al Patriziato di Siena e proprietario di mulini e della sottostante concia per pelli. È bene che la memoria storica venga salvaguardata, continueremo a chiamare il palazzo Andrei con il suo nome e continuiamo a sperare che le prossime iniziative pubbliche siano prese nel palazzo Andrei e non nel più anonimo palazzo del Ponte».

Alessio Profetti

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