Il Tirreno

Mariannina, truffata anche una centenaria

Claudio Figaia
Mariannina, truffata anche una centenaria

Il processo alla ex commercialista accusata di avere derubato i clienti, parlano le vittime: ci ha imbrogliati fino all’ultimo

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MASSA. Storie di fiducia tradita, storie di piccole attività commerciali e artigianali messe in ginocchio, quelle che si raccolgono al processo in corso davanti al tribunale di Massa contro Mariannina De Angeli, marito Fabio Bertolucci e al di lei fratello Mauro De Angeli. I tre devono rispondere a titolo diverso di truffa, appropriazione indebita e falso. In sostanza, secondo l’accusa, sostenuta dalla sostituto procuratore Rossella Soffio, la De Angeli, ragioniera commercialista, con l’ausilio del marito e del fratello, avrebbe sistematicamente imbrogliato i suoi clienti, tenendo per sè i soldi che essi le affidavano per il pagamento di tributi, scadenze fiscali, tasse ecc.

La tesi dell’accusa è ancora da dimostrare, il giorno della sentenza non è vicino. Per l’intanto, però, dalle testimonianze ascoltate in aula emerge uno sconcertante modus operandi che ha (avrebbe) fatto dell’abuso della buona fede altrui, la leva per guadagni illeciti. Ed affiorano, nello stesso tempo, le difficoltà di sopravvivenza di un mondo fatto di botteghe di quartiere e piccole attività “di vicinato” che una volta erano l’ossatura commerciale della città. Perchè la clientela della De Angeli non erano grandi negozi o ricche attività, ma era fatta di gente del suo stesso quartiere, di persone conosciute, modeste e forse poco “scafate”, che avevano tirato su una piccola attività e di quello vivevano.

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Ieri, davanti al giudice Fabrizio Garofalo, sono passati altri spezzoni di drammi economico-finanziari legati a questa vicenda. Come il caso di Barbara Ferrone – stavolta non un’anziana come molte delle presunte vittime dei raggiri – giovane senese che a Massa aveva aperto, nel 2005 uno studio di consulenza per i rapporti con le pubbliche amministrazioni. La professionista, su consiglio di alcuni conoscenti, affida a Mariannina il compito di tenere la contabilità dello studio. Per i primi anni fila tutto liscio, poi, siamo nel 2010-2011, La Ferrone si vede recapitare avvisi di Equitalia per imposte non pagate. Chiede chiarimenti alla ragioniera, che minimizza. «Mi faceva vedere schermate sul computer e diceva: «È tutto a posto, anzi siamo a credito». Invece non era così: decine di migliaia di imposte e tasse che la giovane credeva di avere regolarmente pagato tramite lo studio della De Angeli, alla quale aveva anche dato una delega per prelievi sul suo conto corrente, non erano mai stati, in realtà, versati all’erario. Per contro, Mariannina De Angeli, anche questo è emerso nell’udienza, continuava a chiedere alla Ferroni i pagamenti per la sua attività professionale: 1.800 euro l’anno.

Peggio è andata a Giuseppina Benedetti, 76 anni che a Ortola aveva, un negozio di alimentari. Mariannina De Angeli è per lei una persona conosciuta, fidata. La signora Benedetti, assieme ai famigliari, sceglie la commercialista per curare anche la contabilità dell’anziana madre, ultracentenaria, che possiede alcuni immobili. Tutto sembra filare liscio, ma poi cominciano a circolare“strane” voci sulla correttezza della commercialista. La famiglia Benedetti si insospettisce e vuole vederci chiaro ma la De Angeli – racconta la signora Giuseppina – ci riceve tranquilla e sorridente, ammette che ci sono stati errori e garantisce un rapido pagamento di tutto quanto dovuto all’erario. Invece non è così: la commercialista non paga e famiglia si ritrova uno scoperto totale di oltre 42.000 euro per somme non versate (dalla madre) a Cerit, Equitalia, Master. E un’ipoteca sulle case di proprietà. «Abbiamo pagato tutto noi, 60mila euro, per evitare che ci portassero via i nostri beni. Ci ha imbrogliati fino in fondo», dice amara la signora Benedetti.Per il 30 è fissata un’altra udienza, con la sfilata di altre vittime di questa brutta storia di truffe di provincia.

 

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