Il Tirreno

Aprono il fondo e scoprono la discarica indoor

di Melania Carnevali
Aprono il fondo e scoprono la discarica indoor

Nell salone adiacente a quello occupato gli anarchici hanno trovato materiale sanitario

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CARRARA. Non solo vecchie scarpe, libri e resti di demolizioni. Oppure statue in marmo, passeggini, fusti di olii esausti e cianfrusaglie varie intrise di umidità. Nello stabile in via Apuana abbandonato da trent’anni e occupato, o liberato come si dice in gergo militante, dagli anarchici carraresi in questi giorni sono stati trovati anche cumuli di materiale sanitario: barelle, carrelli, flaconi di medicinali e addirittura un lettino per le radiografie. Una vera e propria discarica indoor, a due passi dal centro storico, protetta dall’omertà di quattro mura dimenticate che nessuno tanto avrebbe mai varcato.

Fino a due settimane fa, quando il collettivo Foc al foc ha sfondato la porta - simbolicamente dal momento che era già aperta - con l’intenzione di mettere quello spazio bello e gigante a disposizione della città: farlo diventare un luogo di aggregazione sociale e cultura, con spazio per esposizioni, cineforum e chissà, magari, anche laboratori d’arte e scultura.

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Il salone all’ingresso è stato completamente ripulito, inaugurato, e verrà presto arredato. Al momento è stato allestito solo un banco per il bar con ai lati sedie da cinema, anche quelle trovate nel mucchio di cianfrusaglia e risistemate. Nello spazio adiacente, invece, in quello che una volta doveva essere un laboratorio di marmo, e dove ha preso vita anni fa anche una mostra di scultura, è stata trovata la discarica. La porta è stata chiaramente chiusa, blindata con lucchetti, in modo che nessuno possa accedere a quel fondo di degrado. Ma la domanda che sorge spontanea è: come hanno fatto quei materiali sanitari a finire lì dentro? Chi ce li ha portati? Di chi è la responsabilità?

Materiali appartenenti al pubblico finiti in un ammasso di rifiuti. Dentro sono stati trovati infatti: flaconcini di medicinali («per l’antidopping», fanno sapere gli attivisti), carrelli per i medicinali, un lettino per le radiografie e il macchinario per la panoramica dentale. E questi sono solo gli oggetti riconoscibili in mezzo a scarti di demolizioni, legna, ferro, fusti, scarpe da ginnastica, eleganti o a infradito. E ancora: libri, vecchie ricevute, faldoni contenenti chissà quali documenti e perfino i volantini elettorali di un ex candidato sindaco.

Il fondo risulta essere di proprietà della Ais (Agenzia sviluppo industriale) e da metà anni Ottanta l’attività al suo interno è ferma. Il salone, dove un tempo erano situati i laboratori, è stato usato anche per mostre, prima di finire nel degrado totale e diventare una vera e propria discarica.

Adesso quella parte, dicevamo, è stata chiusa dal collettivo, il quale però non esclude, un giorno, di mettersi a lavoro per riqualificare «un fabbricato - dicono - da anni trasformato in discarica e immondezzaio. Da restituire ai cittadini e da trasformare in spazio polivalente, autogestito e libertario».

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