Attenzione
«Quel capannone non ha l’agibilità»
Il Comune non ha trovato neanche gli atti del collaudo statico ma questo per ora non impedisce il proseguo dell’attività
AULLA. Era nell'aria e ora se ne ha la conferma ufficiale. La ditta Costa non dispone dell'agibilità per il capannone dove si lavorano i rifiuti ad Albiano Magra, quello che prese fuoco lo scorso 4 ottobre.
Lo mette nero su bianco il sindaco di Aulla, Silvia Magnani, a conclusione del procedimento amministrativo avviato dal Comune per accertare la situazione relativa ai permessi della ditta Costa. Ora sono stati richiesti alla Provincia di Massa Carrara chiarimenti relativi alle autorizzazioni, ma il primo cittadino aullese sottolinea che «non risultano atti che certifichino l’agibilità del capannone incendiato nel quale si svolge l’attività di trattamento dei rifiuti».
Al tempo stesso, però, il sindaco di Aulla fa notare che la mancanza dell'agibilità «non impedisce il prosieguo dell’attività dell’impianto»: infatti, altre valutazioni in proposito sarebbero di competenza specifica di Asl e Vigili del Fuoco, ai quali è stato inoltrato il documento conclusivo del procedimento amministrativo.
«L’Amministrazione comunale, che su questa vicenda – sottolinea Silvia Magnani –intende disporre di tutti gli elementi di conoscenza da condividere con i cittadini, resta in attesa di avere da parte della Provincia una chiara e inequivoca interpretazione dei contenuti in risposta alla richiesta che abbiamo inoltrato e, conseguentemente, degli effetti dell’atto con cui, nel lontano 2003, la Provincia ha approvato il progetto di ampliamento dell’impianto di via Casalina ad Albiano Magra. Ovviamente, aspettiamo che anche Asl, Vigili del Fuoco e la stessa Provincia facciano le proprie valutazioni in ordine alla mancanza del certificato di agibilità del capannone nel quale si effettuano lavorazioni sui rifiuti solidi urbani – conclude il sindaco di Aulla – e che è stato interessato dall’incendio dell’ottobre scorso».
Ecco, nei dettagli, quanto emerso dalla relazione conclusiva del procedimento, che è stata inviata a tutti gli enti interessati (Regione, Provincia, Vigili del Fuoco, Asl, Arpat, Unione di Comuni Montana della Lunigiana) e alla ditta Costa in quanto direttamente interessata.
«In merito al permesso a costruire, che non è stato mai richiesto al Comune di Aulla, viene sollecitata una formale dichiarazione da parte della Provincia, unico soggetto a potersi esprimere in merito; l’impianto pare autorizzato con un atto della Provincia che, in forza del decreto Ronchi allora vigente, avrebbe dovuto sostituire anche il permesso a costruire di norma rilasciato dal Comune; nell’atto della Provincia si legge che questo non sostituisce tutte le altre necessarie autorizzazioni e a tale posizione la Provincia si è allineata anche nel corso dei successivi procedimenti e comunicazioni ufficiali; trattandosi di un atto di competenza della Provincia, solo la stessa può dare la risposta e la relativa interpretazione, attesa dal Comune; dall’analisi degli atti relativi al capannone emergono anomalie nel percorso autorizzativo, che saranno oggetto di ulteriori procedimenti di verifica interni al Comune; dalle ricerche effettuate emerge la mancanza di atti necessari all’esercizio dell’impianto quali collaudo statico e certificato di agibilità; per quanto riguarda il Comune e le competenze ad esso riconosciute dalla legge e dalla giurisprudenza in materia, la mancanza di questi atti da sola non impedisce il prosieguo dell’attività dell’impianto, ma altre valutazioni in proposito sono di competenza specifica di Asl e Vigili del Fuoco, ai quali è stato inoltrato il documento».
Da sottolineare, in conclusione, che scopo dell’iniziativa era «definire il quadro puntuale della situazione relativa all’azienda, accertando tutti gli aspetti relativi alle pratiche urbanistiche, le sole di competenza del Comune di Aulla, perché quelle relative al trattamento e allo smaltimento dei rifiuti – puntualizza Silvia Magnani – competono esclusivamente alla Provincia di Massa Carrara. Date la complessità del tema e il quadro giuridico che sovrintende all’esercizio del trattamento dei rifiuti, il procedimento ha necessitato di un lavoro complesso di ricostruzione di tutti gli aspetti relativi all’insediamento. Sono state incontrate anche particolari difficoltà nel recuperare presso altri enti la documentazione necessaria a ricostruire l’iter della pratica, che risale al 2003 e riguarda l’autorizzazione alla costruzione e all’esercizio del capannone utilizzato dalla ditta Costa».
Così gli atti, adesso la palla passa di nuovbo ad Asl e Vigili del fuoco nonchè alla Provincia.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
