Proteste
Crollo Politeama, il processo si allunga
Le difese puntano sulla impossibilità di stabilire il nesso fra disastro e sopraelevazione. E si torna a parlare di materiali scadenti
MASSA. La ferita alla città è stata grande e non è ancora sanata: il palazzo più importante della città, il Politeama, è inagibile, transennato dopo un drammatico crollo, avvenuto nel marzo del 2011, preceduto da un inquietante quanto sottovalutato cedimento di un pilastro portante del foyer che portò nel giungo 2008, all’evacuazione dello stabile.
Ma cosa provocò quel disastro? Perchè il palazzo costruito nel 1888 dall’architetto Leandro Caselli, vanto della città, sede dello storico circolo anarchico Germinal, di un teatro, di sale con specchi e legni ha retto per più di cent’anni e poi è crollato? Perchè il palazzo è stato appesantito fin oltre quanto le sue strutture portanti potessero sopportare con una sopraelevazione che non doveva essere fatta.
Di questo si parla nel maxi processo iniziato nel 2012 e ancora lontano da una conclusione che vede imputati funzionari del Comune, titolari della società Caprice, ingegneri e tecnici che a vario titolo sono ritenuti responsabili del crollo. Ieri mattina di questo processo c’è stata, di fronte al giudice Fabrizio Garofalo un’ennesima udienza con protagonista l’ingegner Morello Morelli, consulente tecnico nominato dal pubblico ministero Alberto Dello Iacono. In base alla sua perizia, nel Politeama sono state realizzate opere non corrispondenti ai progetti e in particolare con incrementi dei volumi del sottotetto «che non dovevano essere concessi» . L’ingegnere ha risposto alla raffica di domande degli avvocati della difesa dei 15 imputati, domande in gran parte mirate a convalidare quella che è una delle principali tesi della difesa: l’impossibilità di calcolare quale fosse il peso che le strutture cedute sopportavano prima della sopraelevazione e di quanto fosse il carico aggiuntivo. Non potendosi stabilire questo, infatti, è impossibile anche stabilire un nesso diretto di causa effetto fra le nuove costruzioni e il cedimento.
Insomma, che il Politeama, dopo oltre cent’anni e qualche terremoto sia crollato in seguito a quelle sopraelevazioni è un fatto. Ma che le responsabilità individuali di quelle opere aggiuntive siano individuabili è tutt’altro che certo. Anche perchè, e questo è un altro tasto su cui alcuni avvocati della difesa tornano a battere, ci sono perizie secondo cui il Politeama venne costruito con materiali – mattoni – di scarsa qualità. Ovvero: prima o poi doveva collassare.
Il processo in corso al tribunale di Massa mette tuttavia in evidenza anche altri aspetti anomali della vicenda. A cominciare dal fatto che dopo il primo cedimento, che risale al giugno del 2008 (che portò alla chiusura del teatro, del bar, di parte di negozi e uffici ospitati nel palazzo), non ci furono interventi di messa in sicurezza per evitare altri danni. Che infatti, ci furono. Con il crollo dell’ala di via Roma avvenuto nel marzo 2011. E qui si aprono altri interrogativi: chi doveva adottare quelle misure: il Comune? la procura che aveva sequestrato lo stabile? I costruttori?
Le risposte, si spera, arriveranno dall’esito di questo maxi processo per adesso aggiornato al 14 aprile per un’altra udienza “tecnica”. Intanto, anche se i lavori di messa in sicurezza sul lato via Roma sono iniziati, il Politeama resta lì, chiuso e inagibile, simbolo del degrado e della malagestione di Carrara.(c.f.)
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