Toscana
Costrette a prostituirsi con botte e riti voodoo
In corte di assise il processo bis per un traffico di giovani donne nigeriane portate illegalmente in Italia, sottoposte a violenze e minacce e poi sfruttate
MASSA. Udienza davanti alla corte di assise del tribunale di Massa per il processo scaturito dall’operazione Caronte, condotta dalla Direzione distrettuale antimafia di Genova contro la tratta di giovani donne nigeriane portate in Italia e costrette a prostituirsi. Un processo che si tiene a Massa perchè, per un vizio di forma nella sentenza emessa dalla Corte di Assise della Spezia, il rito deve essere ripetuto davanti a un’altra corte. Un processo in cui emergono sconcertanti particolari.
L’imputata è Soyer Lovert, 30 anni nigeriana, accusata di essere una delle componenti di spicco di un’organizzazione per lo sfruttamento della prostituzione. In particolare è imputata di avere ridotto in schiavitù una giovane connazionale e di averla costretta a prostituirsi. Secondo l’accusa, sostenuta dal pubblico ministero Federico Panichi, della Dia di Genova, la Lovert ha introdotto illegalmente nel territorio italiano Sandra (nome di fantasia perché all’epoca era minorenne), la vittima testimone, al fine di farla prostituire. E per convincerla a sottostare alla sua volontà l’aveva sottoposta a riti voodoo e a violenze inaudite. Sandra ha già raccontato in tribunale a La Spezia quello che aveva subito, e lo dovrà rifare pure a Massa. Ecco cosa aveva detto nel primo processo: «Mi contattarono nel piccolo paese nigeriano dove vivevo, mi prelevarono alcuni peli e prestai giuramento di fedeltà secondo un rito tribale locale». Poi organizzarono il viaggio in Italia. «Partii dalla Nigeria con l’uso di autobus e fuoristrada. Attraversammo il deserto del Niger e raggiungemmo la Libia. Vidi molti cadaveri durante il percorso perché c’era chi durante il tragitto moriva di fame. Poi il drammatico attraversamento del Mediterraneo, lo sbarco a Lampedusa e il trasferimento al centro di accoglienza di Milano. Là vennero alcune persone a prelevarmi e da quel momento cominciò la mia vita da prostituta». Un dramma che aveva turbato alcuni giudici popolari.
Ieri davanti ai giudici, la corte è presieduta dal giudice Giovanni Sgambati, è stato ascoltato un giovane nigeriano, attualmente in carcere per una condanna per droga ma coinvolto anche nell’operazione Caronte. Con l’ausilio di una traduttrice e parlando in pidgin, uno slang afro-inglese, il testimone ha ammesso di avere “portato” alla Lovert alcune ragazze provenienti dalla Nigeria allo scopo di avviarle alla prostituzione, aggiungendo di “non sapere che in Italia sia un reato”.
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