Il Tirreno

Scogliere da rifare ma il progetto non c’è E le colonie rischiano

Claudio Figaia
Scogliere da rifare ma il progetto non c’è E le colonie rischiano

Onde sulla strada, sparite le spiaggette: l’ultima mareggiata riaccende l’allarme erosione nel tratto a nord della costa

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MASSA. Regge il fronte al di sotto del Magliano, ma più a nord si rischia una Caporetto: le linee di difesa contro l’avanzata del mare nella zona delle ex colonie stanno subendo ripetute sconfitte e la cavalleria delle onde arriva ormai a lambire i muri degli edifici. Il bollettino di guerra delle mareggiata dice questo: dice che la nuova emergenza è a nord, che è lì che è più urgente intervenire per salvare la spiaggia (peraltro ridotta in più punti a un fazzoletto) e, con essa, una bella fetta dell’economia turistica del territorio.

La libecciata di questi giorni ha mostrato con evidenza che le scogliere anti erosione nel tratto di litorale che dal Lavello arriva alla Turimar non reggono più: le onde superano con facilità la barriera ormai debole e raggiungono con forza la riva, portando via gli ultimi pochi metri di spiaggia rimasti, arrivando in caso di mareggiate più forti – come appunto in questi giorni – fin sulla strada, che appare adesso ricoperta di sassi, rami e tronchi di legno. Non è la prima volta, ma è la conferma che gli interventi per rinforzare le barriere di massi in tutto quel tratto di mare non sono più rimandabili.

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Il problema, però, è che i progetti per le opere anti erosione su quel tratto di spiaggia sono fermi. Anzi, proprio non ci sono. Il maxi progetto di difesa della costa apuana da 22 milioni di euro avviato nel 2002-2003 è stato finora realizzato (ma non ancora concluso) soltanto nella parte di costa dal Frigido verso il confine con la Versilia. La parte verso Marina di Carrara è stata “stralciata”, rimandata, perchè tutta quell’area è o meglio era fino allo scorso anno sottoposta a vincoli “Sin” (siti di interesse nazionali). Il che vuol dire che nessun intervento è consentito se prima non si verifica che l’area non sia stata inquinata dalle ex industrie chimiche della zona industriale. Con il paradosso che per anni migliaia di persone si sono sdraiate e hanon fatto il bagno su una spiaggia potenzialmente inquinata, senza alcun divieto.

Ora gran parte di quei vincoli non sono stati rimossi, con il passaggio delle competenze sui “siti di interesse” dal ministero alla Regione. Il fatto, però è che la progettazione degli interventi è ancora tutta da fare (esistono solo studi preliminari) e occorre anche verificare se quei corposi finanziamenti erogati dalla Regione (ma stanziati dal governo centrale), che ammontano a circa 11 milioni di euro per la parte ancora da fare, sono ancora disponibili.

«Un progetto aggiornato su quel che c’è da fare su quella parte di litorale – dice Stefano Gazzoli, presidente del consorzio Riviera Apuana – non esiste. E certo un intervento non è cantierabile in tempi brevissimi. Ma i tempi stringono, le scogliere non sono più in grado di difendere la spiaggia, i macigni si muovono, si sputano sotto la forza del moto ondoso... Chiediamo almeno interventi urgenti di consolidamento delle barriere più indebolite. E di mettere mano subito a un progetto più complessivo, per evitare altre emergenze».

Ma c’è un altro problema: chi farà i lavori? La Provincia, in via di estinzione, non potrà più essere il soggetto attuatore delle opere, che sono passate in capo alla Regione. Il Comune di Massa ha già chiesto di diventare l’ente di riferimento (utilizzando le risorse della Regione) e, dice il vicesindaco Uilian Berti, «è pronto ad attivarsi per intervenire sulle situazioni più critiche». Insomma, si tratta di “riprendere in mano” la questione e di capire se quegli 11 milioni di euro del maxi piano di difesa del litorale ancora esistono e possono essere subito sbloccati. Magari prima della prossima stagione estiva, per evitare che i bagnanti di quella parte di Marina debbano mettersi in strada per prendere il sole.

 

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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