Il Tirreno

«Obbligato ad assumere quel collaoratore»

«Obbligato ad assumere quel collaoratore»

Abuso d’ufficio, l’ex direttore Scarafuggi si difende dalle accuse per l’incarico ad Alberto Ruffini

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MASSA. Un ruolo fondamentale. Per l’educazione alla salute dei cittadini, con tanto di ricerca di sponsor per finanziare i relativi progetti. Ma anche per promuovere la giusta immagine di un’Asl pistoiese efficiente, e contribuire così anche ad arrestare il fenomeno delle cosiddette fughe dei pazienti verso altre aziende sanitarie: un’emorragia che ogni anno costava a Pistoia decine di milioni di euro. E per ricoprire tale ruolo, in organico non c’erano dipendenti che, oltre a non essere già gravati da carichi di lavoro, possedessero i requisiti di preparazione, capacità ed esperienza per svolgere attività di marketing, comunicazione, foundraising e relazioni esterne. Da qui, la decisione di affidare l’incarico ad un professionista esterno, con un contratto di collaborazione rinnovato di anno in anno nell’attesa che due dipendenti Asl terminassero i corsi di formazione. Di fronte al tribunale collegiale di Pistoia, si è difeso replicando alle accuse della procura Alessandro Scarafuggi, ex direttore generale dell’Asl apuana e di Pistoia, ora dirigente all’Asl di Empoli. Difeso dagli avvocati Federico Bagattini e Alberto Corsinovi, del foro di Firenze, è imputato di abuso d’ufficio per aver ripetutamente affidato (dal 2007 al 2011) l’incarico di addetto alla comunicazione, marketing e ricerca fondi ad una figura professionale esterna all’azienda sanitaria, il giornalista massese Alberto Cesare Ruffini. Un notevole e inutile aggravio per le casse dell’Asl, secondo il pm Luigi Boccia, che ritiene che in azienda ci fossero già le competenze professionali che avrebbero potuto portare a termine gli incarichi previsti da quel ruolo.

Scarafuggi arrivò alla guida dell’Asl di Pistoia il 1° marzo 2007. «La mia percezione fu che tutte quelle che erano le funzioni di relazione esterna dell’Asl non erano organizzate, ma che tutti facevano per conto proprio» ha spiegato ieri l’ex direttore generale. «E l’azienda perdeva decine di milioni per via delle fughe di cittadini che non si fidavano della loro struttura sanitaria – ha proseguito – Avevo bisogno di un comunicatore, che interloquisse anche con target diversi da quello della scuola e con diverse tipologie di cittadini. Di un professionista, di un giornalista – come in tv fanno Mirabella e la Lambertucci, ha spiegato – che in termini tecnici non sa nulla di sanità, ma sa come si comunica. Una persona che nelle mie intenzioni non doveva rimanere per sempre. Tant’è che mandai due dipendenti a frequentare i necessari corsi di formazione per tale ruolo».

E Ruffini, giornalista pubblicista iscritto all’Albo da vent’anni, che già si occupava della comunicazione per l’Asl di Massa, da dove Scarafuggi era arrivato, era sembrata la persona giusta. «Tanto più che all’Asl di Pistoia in quel momento non c’era nessuno che stesse a girarsi i pollici: tutti avevano già i propri compiti di cui occuparsi, e lo facevano bene». Prossima udienza, il 5 maggio.

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