Proteste
Massa, è allarme erosione ora tocca a Poveromo
Ma i lavori funzionano e Ronchi conquista 20 metri di spiaggia
MASSA. Non dimenticheremo l’estate del 2016 perché - almeno che mareggiate e bufere non mettano i bastioni tra le ruote - sarà l’estate della svolta: stop alle ruspe, agli operai, ai camion. Scogliere terminate, celle fatte, ripascimento ultimato: è l’addio ai lavori antierosione, almeno a quelli sul tratto di arenile compreso tra il Frigido e lo stabilimento Sport e Natura. I cantieri sono agli sgoccioli, lo conferma l’ingegnere Paolo Barsotti che, parte di quei lavori li dirige: «Contiamo, sempre che il maltempo non crei problemi, di concludere in primavera». Ultime rifiniture alle scogliere e, per chiudere il cerchio, il ripascimento rinforzato: tonnellate di ghiaia sotto, 14.000 tonnellate di sabbia sopra.
Dove la spiaggia è tornata. Bel sospiro di sollievo per i balneari o almeno per quelli che lo stabilimento ce l’hanno a Ronchi e in zona viale Roma: da quelle parti il mare sta concedendo una tregua. «Nella zona di Ronchi in cui, negli anni scorsi, i bagni hanno rischiato il crollo, i monitoraggi oggi rivelano - a fare il punto è l’ingegner Barsotti - un avanzamento». Insomma, la spiaggia è tornata e ne è tornata parecchia: «Nella fascia antistante il Palmo Mare - il direttore lavori si affida ai dati - abbiamo registrato un avanzamento di 20 metri». E 20 metri significano ombrelloni, sdraio e stagione turistica.
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Ma qualche balneare è ancora in ginocchio. Non tutti però hanno di che festeggiare perché qualcuno i conti con l’erosione li fa ancora e sono conti salati. Sono ko gli stabilimenti di Partaccia dove il mare arriva ad erodere le fondamenta delle cabine. Il finanziamento per quella fascia c’è: la Regione 11 milioni li ha messi sul tavolo. C’è però anche il sito di interesse regionale (previsto per aree con criticità ambientali, legate alla presenza di poli chimici). E quel sito impedisce - almeno lo ha fatto fino ad ora- di portare a Partaccia anche un solo granello. I balneari, però, l’estate 2016 devono affrontarla e martedì, in un incontro tecnico in Provincia, formalizzano le loro richieste: «Se non sono consentiti interventi - a fare il punto è Luca Martini, presidente della Compagnia del mare - almeno si ripristini l’esistente senza apporto di materiale esterno».
Perché a Partaccia le scogliere ci sono, dagli anni ’70, ma hanno bisogno di essere risistemate per opporre resistenza all’azione del mare. Insomma, si tratterebbe di recuperare i massi che le compongono e che, nei decenni, si sono spostati dalla collocazione originaria. Richiesta formalizzata, dicevamo, a cui le istituzioni dovranno dare risposta. Segnali di sofferenza anche a Poveromo. Non se la passa troppo bene neppure Poveromo. E a confermarlo - spiegano i balneari - sono i numeri: il professor Enzo Pranzini ha monitorato gli spostamenti della linea di costa e verificato che qualche problema da quelle parti c’è. Di certo rimane il fatto che quel tratto di litorale le opere di difesa non le ha: l’ultima scogliera è allo Sport e Natura e da lì alla parancolata sul Versilia il mare ha gioco libero. Così se i balneari temono che l’erosione sia conseguenza dei lavori fatti, i tecnici spiegano, invece, che è la permamenza di un fenomeno da sempre esistente a cui non si è posto rimedio. Vale a dire: l’erosione c’era già prima, ma a Poveromo mancano opere che la mitighino. «Dove effettuati - l’ingegner Barsotti tira le fila - i lavori hanno ridotto l’effetto erosivo. Le criticità di Poveromo non sono indotte, tanto più che la lunghezza dei pennelli degrada procedendo verso il Versilia. I problemi piuttosto sono legati all’assenza di opere di difesa». Opere che, qualsiasi siano i motivi dell’ arretramento della linea di costa, gli operatori chiedono.
Scogliere o barriera corallina?Se un problema c’è, i balneari di Poveromo chiedono di risolverlo. E l’ipotesi in campo non è solo la realizzazione di nuovi pennelli (la Regione, in previsione di una nona scogliera, ha già stanziato 700.000 euro). Gli operatori, infatti, hanno già presentato un progetto «meno impattante» con la creazione di una sorta di barriera, sul modello di quelle coralline che possa essere attraversata dall’acqua, che non alteri il paesaggio, ma “smorzi” al largo la potenza delle onde e ne limiti l’effetto erosivo. Insomma se i lavori su un tratto di litorale sono agli sgoccioli, si tratta solo della chiusura di un capitolo. Il libro ha ancora parecchie pagine da scoprire.
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