Il dolore
Regista ucciso da mix di droghe Amico prosciolto dopo due anni
Riccardo Bellandi era stato trovato senza vita nella abitazione di un cinquantenne di Montignoso L’accusa era di morte come conseguenza di altro delitto. Ma ha dimostrato la sua innocenza
MASSA. Il regista Riccardo Bellandi era stato stroncato da un cocktail di droghe a soli 44 anni. Era stato trovato senza vita nella casa dell’amico con cui aveva passato la serata. Quest’ultimo, un cinquantenne di Montignoso difeso dall’avvocato Dino Del Giudice, era finito nel registro degli indagati con l’accusa di «morte come conseguenza di altro delitto» (articolo 586). Ovvero la cessione dello stupefacente. Dopo due anni l’incubo per l’uomo è finito: è stato prosciolto dal pubblico ministero Roberta Moramarco, che aveva ereditato il fascicolo dal collega Vito Bertoni, nel frattempo trasferito ad altra sede. Gli resta il dolore per la scomparsa di Riccardo, uno choc che lo ha provato lungamente.
Il cinquantenne era stato indagato per un atto dovuto, avevano subito chiarito gli inquirenti, perché era il proprietario della casa dove era avvenuto il decesso. L’immobile era stato sequestrato per qualche mese per dare modo alla squadra mobile di effettuare tutti i rilievi. Ma nulla di strano, oltre ai segni della festa a base di stupefacenti e alcol, avevano trovato gli uomini di Antonio Dulvi Corcione. I due amici avevano deciso di rendere un po’ più trasgressivo il loro incontro. Così - aveva spiegato il cinquantenne al pubblico ministero- avevano acquistato un po’ di droga. Avevano iniziato a consumarla insieme a qualche birra dopo cena e poi erano andati in camera da letto. Avevano parlato per un po’ e poi si erano addormentati. Nel cuore della notte però Riccardo aveva cominciato a stare male. Non riusciva a respirare bene, il compagno aveva cercato di tranquillizzarlo e sembrava essersi ripreso. La coppia aveva spento la luce, ma dopo neppure mezz’ora il cinquantenne era stato svegliato da un rantolo. Bellandi era cianotico. In preda alla disperazione il padrone di casa aveva chiamato il 118 e nel frattempo gli aveva praticato la respirazione bocca a bocca. Ma l’amico peggiorava. Quelli dell’ambulanza con a bordo il medico quando erano arrivati sul posto non avevano potuto fare nulla: soltanto constatare il decesso. E avvertire la polizia. La prima pattuglia era intervenuta intorno alle sette del mattino. Agli agenti era bastata un’occhiata per decidere di avvisare la scientifica: nella stanza c’erano evidenti tracce di stupefacenti e in più c’erano alcuni segni sul corpo della vittima che poteva valutare soltanto un medico legale. Anche il magistrato di turno, Bertoni, era andato di persona a osservare quella che poteva essere la scena di un delitto. Scrupolo però aveva detto appena uscito dall’immobile. Gli inquirenti avevano raccolto parecchio materiale nell’appartamento e soprattutto avevano sentito il cinquantenne. Lui aveva ammesso di aver consumato droga insieme al compagno, così era stato portato all’ospedale per fare gli esami del sangue. Infine era stato trasferito negli uffici della mobile e interrogato. L’autopsia aveva confermato che la morte era stata causata da un cocktail di droghe. Poi l’avvocato Del Giudice aveva messo a disposizione il computer e lo smartphone del suo assistito. Dopo i rilievi tecnici la decisione di proscioglierlo. (d.d.)
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