Sicurezza
Onde fino alle colonie e spiaggia scomparsa: è il grido di Partaccia
Con la mareggiata il Comune ha dovuto chiudere la via. E davanti alla Motta c’è un’ex discarica da bonificare
MASSA. Il mito degli anni’ 70, della pacifica invasione tedesca della marina, del turismo come volano dell’economia apuana, abita lì. In quel tratto di litorale che traghetta Massa verso Carrara, che unisce il Frigido al Lavello. Regno di colonie nel primo dopo guerra, terra di campeggi e spiagge affollatissime nei mitici anni ’70. Adesso quel fazzoletto di terra è il simbolo del mito irrealizzato e tradito. Da quelle parti, infatti, di problemi ce ne sono davvero tanti: si rivelano, con la massima evidenza, alla prima mareggiata. È così anche lunedì: le scogliere non fanno più il loro lavoro, il mare avanza, divora metri di spiaggia, raggiunge i cancelli della Don Gnocchi, costringe a chiudere il tratto di strada di fronte all’ex Ettore Motta. Mette ko gli stabilimenti, erode le fondamenta delle cabine. E, a completare il quadro, c’è pure un’area da bonificare.
Le scogliere non ce la fanno più. Di soldi, per salvare, l’arenile, ne sono stati investiti. La Regione ha tirato fuori 22 milioni destinati a vincere l’erosione sulla costa, dal Versilia al Lavello. I lavori - seppur con tanto di polemiche e continui stop - sono in dirittura d’arrivo nel tratto compreso tra Montignoso e il Frigido. Interventi per 11 milioni di euro. Oltre Marina, invece, nulla è stato fatto. Da quelle parti - complice il polo chimico - il ministero dell’ambiente impose un Sin, sito di interesse nazionale: area con particolari criticità ambientali. Per muovere un granello servono atti e contro atti. Le cose cambiano, il Sin diventa (recentemente) Sir e passa nelle mani di Firenze. Ma di lavori anti erosione in quel tratto ancora non se ne parla: i soldi ci sono, ma le procedure sono complesse. Neppure un ripascimento è mai stato concesso e le vecchie scoglier anni ’70 sono in parte affondate. Risultato: l’erosione è all’opera. A Partaccia il mare divora tonnellate di sabbia, riporta in superficie la vecchia strada. Lunedì si è mangiato gli ultimi residui di spiaggia davanti alla torre Fiat, di fronte alla colonia ex Motta ha occupato la via, costringendo il Comune a chiudere quel tratto di lungomare. L’acqua si è portata dietro detriti, sporcizia, ha trasportato i sassi trovati sulla riva e li ha lasciti lì, per strada. «In quella zona - è la sintesi di Ivo Zaccagna, presidente del comitato alluvionati - non sono stati fatti investimenti e le conseguenze sono pesanti. Non ci sono i marciapiedi - Zaccagna passa in rassegna ciò che non va - le scogliere stanno cedendo e non frenano l’avanzata del mare, le onde abbandonano regolarmente detriti sulla via. E chiudere la strada, come in questi giorni, significa incrementare i flussi di traffico sul parallelo viale delle Pinete. Per non parlare dell’area da bonificare». Ebbene sì perché oltre all’erosione, ci sono pure i rifiuti.
L’ex discarica da bonificare. Erosione, ma non solo. Perché da quelle parti, di fronte alla colonia Motta c’è pure una zona da bonificare: 200 metri off limits.Lì negli anni ’60, il Comune autorizza una discarica. Ci finiscono pneumatici, inerti (amianto - aggiunge qualcuno). Ma sono tempi d’oro, la sabbia è tanta e quello che ci sta sotto è un mistero. La natura, però, cambia le carte e comincia riportarsi via i granelli: l'erosione rivela cosa si nasconde sotto la sabbia. È il 2008 quando l’area finisce sotto sequestro della Finanza. Nel 2009 (dopo il dissequestro) il Comune, con il supporto dell’Asmiu, fa un intervento di pulizia. Non definitivo e risolutivo, però. Così quando il mare torna ad erodere, ecco riapparire il materiale. La Capitaneria impone la chiusura dell'area. E adesso arriva il difficile: intervenire definitivamente. Non una cosa da poco perché per bonificare servono 300.000 euro. Il vicesindaco Uilian Berti, con delega all’ambiente, garantisce che il Comune si è attivato e ha chiesto i soldi alla Regione. Partaccia aspetta, con le scogliere vecchie e mal funzionanti, con il mare ai cancelli delle colonie, un’area da bonificare e una via chiusa ad ogni mareggiata. Adesso chiede aiuto per affrontare con dignità l’estate 2016.
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