Sicurezza
I soldi non arrivano si fermano i cantieri
Lo stop ai finanziamenti blocca le opere sul Frigido e a Ronchi
MASSA. Cosa c’entra il patto di stabilità con ruspe e cantieri? Economia in un caso, ingegneria civile nell’altro. Beh, c’entra eccome. Perché è proprio quel patto che spegne i motori delle ruspe e costringe i cantieri all’attesa. Bocce ferme, quindi: gli argini del Frigido e il nuovo ponte sul lungomare devono attendere. Tocca aspettare anche per ridisegnare il reticolo idraulico di Ronchi e di Poveromo. Stessa sorte per quello che attraversa il centro cittadino. Slittano pure le opere sull’alta valle del Frigido. La Regione è chiamata a rispettare il patto di stabilità: non può spendere i soldi che ha. E se non finanzia i Comuni, le opere si fermano.
Il patto di stabilità ferma i cantieri. Il fatidico patto nasce, infatti, nel 1997 con lo scopo di rispettare parametri economici e fiscali e garantire la piena adesione all’Eurozona. In parole semplici, impone vincoli in materia di debito e di spesa pubblica. E li impone anche agli enti locali che concorrono, ciascuno, alla spesa nazionale complessiva. Lega quindi le mani anche alla Regione, costretta a stringere i cordoni della borsa. E per il Comune sono problemi grossi, soprattutto in tema di lotta al dissesto idrogeologico. Palazzo civico, infatti, (e così è per la maggior parte delle amministrazioni) con le sue uniche forze non ce la fa: le risorse non sono sufficienti. È infatti con soldi regionali - per esemplificare - che via Portafabbrica ha messo a mano al versante di Pariana, al Candia, ai ponti. Lo ha fatto con i finanziamenti legati al piano di difesa suolo del 2014: Firenze chiede di presentare progetti contro il dissesto, attribuisce punteggi e assegna risorse.
«Ma nel 2015 - Uilian Berti, vicesindaco con delega ai lavori pubblici arriva al nocciolo - la Regione non ha potuto mettere sul tavolo i 50 milioni per il piano di difesa, nessun Comune ha ottenuto le risorse».
Così Massa ha progetti pronti che non possono tradursi in cantieri: «I progetti ci sono - Berti ci tiene a sottolinearlo - perché la stessa Regione, con il piano difesa suolo del 2014, li ha finanziati insieme agli interventi a Pariana e sul Candia. Speriamo nello sblocco quest’anno e nella definizione di un nuovo piano che ci permetta di ottenere almeno una tranche del denaro».
Il progetto per il Frigido. È in stand by anche il progetto dei progetti, stimato in 6 milioni di euro: l’intervento sugli argini del Frigido, dall’autostrada alla foce con l’innalzamento del ponte sul lungomare e la sistemazione dello sbocco a mare. Opere che completerebbero quella già realizzato in via Mascagni. Il progetto esecutivo c’è - parola di Uilian Berti - ed è stato finanziato proprio con i soldi di Firenze. «E logica vuole - prosegue il vicesindaco - che se la Regione ha finanziato la progettazione, abbia tutta l’intenzione di finanziare anche i lavori. Federica Fratoni, assessore regionale con delega al dissesto, ha garantito lo sblocco dei fondi. Contiamo che il 2016 porti anche la definizione di un nuovo piano di difesa suolo che consenta di ottenere almeno una tranche del denaro per realizzare un primo lotto funzionale del complessivo progetto».
I reticoli idraulici da rivedere. Nel 2014 il Comune ha chiesto - e ottenuto - il denaro necessario per mettere i tecnici alla scrivania e ridisegnare il reticolo idraulico di Ronchi Poveromo. Finanziato anche il progetto per metter mano al reticolo che attraversa- in buona parte tombato - il centro città. Opere da 2 milioni di euro ciascuna. Costrette adesso ad aspettare che Firenze riallarghi i cordoni della borsa. E non è finita perché in ballo ci sono anche alcuni lavori lungo tutta l’alta valle del Frigido.
Il fiume a monte. La progettazione si concentra - per l’amministrazione è la priorità - sul Frigido. A valle e a monte: non solo esiste il progetto per argini, ponte e sbocco a mare, ma anche quello per la messa in sicurezza del corso d’acqua nel tratto montano. Bene, anche per aprire quel cantiere, gli atti sono pronti, mancano - e davvero non è un dettaglio - i soldi. Ma l’amministrazione è fiduciosa: la Regione ha preso impegni e li manterrà. Non manca certo la volontà di finanziare - questo il concetto - è il patto che lega le mani e senza il sostegno di Firenze Palazzo civico non può farcela. La speranza adesso è tutta riposta nel 2016 e nell’arrivo di almeno una tranche per il via ai lavori sul Frigido.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
