Sicurezza
Assolto l’ispettore allenatore di volley
Seguiva la squadra di pallavolo senza commettere nessun reato perché la sua malattia era vera
MASSA. Assolto per non aver commesso il fatto, con la formula piena insomma. Secondo il giudice Fabrizio Garofalo, ma anche il pubblico ministero aveva chiesto l’assoluzione, l’ispettore di polizia Stefano Sampaoli non solo era malato per davvero - del resto c’erano i pareri delle commissioni mediche a dimostrarlo - ma allenando la squadra di pallavolo dove giocava la figlia, mentre era assente dal lavoro, non ha commesso alcun reato. In pratica seguiva le ragazze per passione, ma quando c’erano gli allenamenti veri e propri restava seduto, anche perché oltre a un’ernia del disco l’ispettore Sampaoli, impiegato nell’ufficio di frontiera, aveva subito un’operazione alla spalla. Non era idoneo al lavoro aveva sentenziato il suo medico e poi la commissione di dottori che più volte gli ha imposto il riposo (in pratica dal novembre del 2011 al giugno del 2012). Ma poteva fare dell’altro.
In quei mesi l’agente si recava nella palestra sotto casa per seguire le ragazze della pallavolo. La cosa ha infastidito qualcuno che è andato in commissariato a dire che un poliziotto faceva il coach surante malattia. Era stato lo stesso commissario Giuseppe Mariani a coordinare le indagini che avevano stabilito, secondo l’accusa, le prove di quello che la fonte confidenziale aveva rivelato. A processo però le cose sono andate diversamente. Sampaoli, difeso dall’avvocato Claudia Volpi, ha dimostrato di non aver commesso nessun reato. Tanto che lo stesso pubblico ministero ha chiesto la sua assoluzione. E il giudice Garofalo ha confermato.
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