Il dolore
Argine crollato, la svolta Nuovo incidente probatorio
Indagini verso la chiusura, accertamenti sul tratto di muro rimasto in piedi Vicine le richieste di rinvio a giudizio per tutti i fascicoli sui lavori sul fiume
CARRARA. Un nuovo incidente probatorio. A sorpresa ieri mattina presto in via Argine Destro ieri mattina si sono rivisti i tecnici, quelli inviati dalla Procura. Dopo la super perizia sull’argine crollato si aggiunge un altro tassello al maxi faldone dell’indagine relativa a tutti i lavori lungo il fiume che attraversa il territorio carrarese.
Un nuovo incidente probatorio, l’ultimo, su quel pezzo di muro rimasto in piedi durante l’esondazione che il 5 novembre di due anni fa ha mandato sott’acqua Marina di Carrara.
Un ultimo atto, che testimonia la volontà della Procura di fare ulteriore chiarezza. Ed è proprio il procuratore capo ad annunciare la chiusura delle indagini. Di tutte le indagini lungo l’asse del Carrione.
A finire sotto il mirino della magistratura per l’alluvione che il 5 novembre scorso era stato, infatti tutto il Carrione. Un torrente di venti chilometri, la cui messa in sicurezza va avanti da dodici anni, tra lotti, sottolotti, appalti, subappalti, e oltre 50 milioni di euro spesi. Ma le responsabilità di questa esondazione - la quarta dal 2003 - sembrano girare tutte attorno a quell’argine costruito nel 2007 e certificato nel 2009, poi sbriciolatosi sotto l’onda di piena il 5 novembre del 2014.
Gli indagati ad oggi. Il procuratore capo Aldo Giubilaro, Aldo Giubilaro che sta conducendo le indagini con il supporto di un pool di periti, ha già iscritto nel registro degli indagati: il dirigente della Provincia, Barbieri, la responsabile del servizio patrimonio dell'ente, Marina Rossella Tongiani, l'ex dirigente alla difesa del suolo Giovanni Menna, il titolare della ditta costruttrice Elios srl di Aulla, Diego Tognini, il geometra Giulio Alberti, direttore tecnico del cantiere dove avvenne il crollo, il progettista dell'opera. E ancora: Franco Del Mancino, progettista e direttore dei lavori dell'argine, cioè colui che lo ha certificato e Stefano Michela, ex dirigente alla difesa del suolo della Provincia, colui che - secondo l'accusa - alle svariate segnalazioni di infiltrazioni nell’argine aveva assicurato che «la problematica segnalata non risulta presentare criticità di tipo strutturale». Sono accusati di inondazione colposa.
I tratti di argine sotto sequestro. Circa un anno fa, il 23 gennaio scorso venne messo sotto sequestro dalla Procura un altro tratto di argine del fiume Carrione: circa 250 metri dal ponte Anas sull’Aurelia, risalendo verso monte.
L'indagine ad ampio raggio prende in esame lavori di lotti risalenti ad alcuni anni fa. La zona riguarda il lotto numero nove dove avevano messo sotto sequestro un tratto di argine vigili del fuoco. Da qui i nuovi accertamenti della Procura,
Dal ponte Anas verso monte, lungo la sponda sinistra del Carrione.
Dopo questo erano scattati altri sequestri: fino ad arrivare ad interessare i lotti dal numero uno (alla foce) al numero 4 (il 5 è quello del crollo), e poi il tratto di Carrione dal ponte Anas sull’Aurelia fino a via Brigate Partigiane. In tutto 4 o 5 chilometri.
Nelle settimane successive al disastro, il tratto di argine che crollò a Marina di Carrara a seguito della piena del Carrione, provocando danni per 100 milioni di euro, sono partiti ulteriori monitoraggi., E infine il sequestro di cinque tratti di argine.
La svolta. La Procura ha lavorato per tutti questi mesi. mantenendo, come è consuetudine, il massimo riserbo sulle indagini.
Indagini che adesso stanno per chiudersi. E che potrebbero portare a nuovi nomi sul registro degli indagati.
Il procuratore capo Aldo Giubilaro è sempre molto cauto e preferisce alle parole i fatti. E proprio con un fatto, un ultimo atto si sono concluse le indagini. Con il nuovo e ultimo incidente probatorio, quello che era necessario alla Procura per avere un ulteriore verifica. Prima di chiudere il faldone delle indagini sul crollo dell’argine.
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