Il Tirreno

«Porte aperte all’azienda di brioches»

di Manuela D’Angelo

Il sindaco conferma: l’imprenditore ha presentato l’offerta poi è sparito, ma non abbiamo parlato di posti di lavoro

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MASSA. Brioches surgelate, di quelle che poi finiscono negli autogrill di tutta Italia e in alcuni bar che non riescono a servirsi dalle pasticcerie: un marchio importante e famoso nel settore, un investimento da centinaia di migliaia di euro, per uno stabilimento che avrebbe potuto impiegare minimo cinquanta operai sul territorio provinciale, ma che necessitava di oltre 10 mila metri quadrati di capannone, in un’area della zona industriale di Massa dove insistono troppi vincoli. L’affare, che era stato appena abbozzato, è fallito ancor prima di nascere. Il sindaco di Massa Alessandro Volpi conferma, in parte, la vicenda: «Ho incontrato questo imprenditore a inizio estate; vennero per presentare un’offerta per un’area della nostra zona industriale e mi parlarono dell’ipotesi di un insediamento dolciario. Io li mandai a colloquio con gli uffici tecnici, perché ancor prima di capire il tipo di investimento era necessario risolvere la parte urbanistica della faccenda. Confesso che poi non ne ho più sentito parlare; loro non si sono ripresentati e non abbiamo più considerato la questione. Davanti a me- continua il sindaco- non si è assolutamente mai parlato né di soldi, né di numero di posti di lavoro. Ci terrei a precisare che noi saremmo i primi ad essere felici e ansiosi di ricevere proposte concrete che possano rimettere in moto la nostra economia e la nostra occupazione. Le porte sono sempre aperte e noi siamo disponibili a qualunque tipo di contrattazione. Naturalmente nel rispetto delle regole che tutti insieme ci siamo dati».

Il sindaco, dunque, perde le tracce dell’azienda dopo questo breve colloquio nel suo ufficio, noi sappiamo però che gli incontri proseguirono, con il dirigente del settore urbanistica, ma non con quello delle attività produttive, che invece non ne ha mai sentito parlare. All’urbanistica è stato confermato all’imprenditore che l’area su cui voleva ampliare un capannone già esistente si trova, dopo l’adozione del Ru, in zona Pie (pericolo idraulico elevato) e che quindi l’operazione diventava quasi impossibile; inoltre il capannone già esistente poggerebbe, invece, su area Sin che dovrebbe quindi essere soggetta a probabile bonifica della falda.

In area Pie, da regolamento urbanistico, è possibile costruire ed intervenire, ma soltanto se il privato si accolla i lavori di messa in sicurezza idraulica della zona. Il tutto, non prima, comunque, di otto mesi: il tempo necessario per avviare le pratiche di bonifica (si badi bene, non per iniziare i lavori di bonifica, ma per chiedere le autorizzazioni). È ovvio che l’imprenditore, con tutte le buone intenzioni che ha potuto avere, ha capito che forse non era cosa fattibile. Ed ecco perché non ha più chiesto udienza dal sindaco Volpi. Si poteva fare qualcosa? Si poteva trattenerlo per cercare insieme una soluzione che, come auspica il primo cittadino, non andasse contro il regole del gioco? Il caso dell’azienda di cornetti surgelati, costretta a lasciare il comune di Massa con un pugno di mosche in mano ha comunque sollevato un vespaio non indifferente. Ad intervenire è Luisa Pietrini, segretario provinciale della Fiom Cgil che dichiara: «Strano non averne saputo nulla; il sindaco avrebbe potuto convocarci per capire se era possibile parlare ancora con questo imprenditore, magari trovargli un’altra area, comunque renderci partecipi dell’offerta, anche per capire quanto seria fosse».

Il segretario della Lega Nord di Massa, Nicola Iacopetti, è più severo: «Siamo di fronte all’ennesima vergogna targata Pd in questa città, un partito che non può capire cosa prova un normale cittadino, magari disoccupato, ad apprendere certe notizie. La responsabilità di tutto ciò è del Pd, ex Ds ed ex Margherita e Dc prima ancora. Chi di dovere adesso faccia un passo indietro. Abbiamo avuto l'ennesima occasione, ed è stata buttata alle ortiche. Questa è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso – conclude Iacopetti - noi chiediamo elezioni subito».

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