Il Tirreno

Pisacane 2, il progetto c’è ma i soldi no

di Chiara Sillicani
Pisacane 2, il progetto c’è ma i soldi no

La Regione non ha finanziato il nuovo palazzo di edilizia popolare. Il sindaco: Firenze è bloccata dal patto di stabilità

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MASSA. Il conto alla rovescia è già partito parecchie volte, ma si è sempre concluso con un nulla di fatto e in via Pisacane di ruspe e di operai non si è vista neppure l’ombra: 50 famiglie continuano a vivere in un edificio in cui la sicurezza - parola di tecnici e periti - davvero non è di casa.

I progetti per il nuovo palazzo Erp (ente edilizia residenziale) ci sono, c’è pure la variante per abbattere il vecchio stabile e costruire il nuovo, ci sono relazioni e quadri conoscitivi, ma manca, ahimè, l’indispensabile: i soldi. Nelle casse di Erp, che quell’edificio deve tirarlo su, non sono ancora entrati i 5,2 milioni di euro che ha promesso la Regione. Lo conferma il sindaco Alessandro Volpi, gli fa eco Luca Panfietti, presidente di Erp. Questione tecnica - spiegano - e legata a doppio filo al patto di stabilità. Quel patto nasce nel 1997 con lo scopo di rispettare parametri economici e fiscali per rimanere a pieno titolo nell’Eurozona. In soldoni impone vincoli in materia di debito e di spesa. E li impone anche agli enti locali che concorrono, ciascuno, alla spesa nazionale complessiva. Con il patto, quindi, fa i conti anche la Regione: «Per non sforare - è la spiegazione del sindaco Volpi - Firenze non ha erogato il finanziamento di 5,2 milioni necessario per realizzare il nuovo stabile. È un problema con cui si stanno misurando anche altri Comuni». Erp, infatti, non è l’unica ad attendere che i soldi arrivino in cassa, aspetta anche via Portafabbrica, da Firenze devono approdare a Palazzo civico due milioni: «Si tratta di denaro per interventi legati al Piuss - chiarisce il primo cittadino - Il Comune li ha anticipati per permettere la regolare rendicontazione, adesso attende lo sblocco del patto da parte della Regione». Insomma, per sistemare i conti e approvare i bilancio, il denaro l’ha sborsato il Comune che ora aspetta di riaverlo.

I soldi per quello che ormai è stato ribattezzato Pisacane 2 quindi non ci sono e senza euro addio gara d’appalto e cantiere. E questo nonostante - parola di sindaco e presidente di Erp - gli atti burocratici ci siano già tutti: «Il progetto architettonico - Luca Panfietti fa il punto - è pronto, i tecnici stanno definendo gli ultimi dettagli per la progettazione legata all’impiantistica e per i calcoli strutturali. Nell’arco di un mese - il presidente tira le somme - Erp potrebbe bandire la gara». Potrebbe appunto perché senza i 5,2 milioni non se ne fa nulla. E a peggiorare il quadro c’è il fatto che una data certa per lo sblocco ancora non sia stata definita: «Tutto quello che era in suo potere, il Comune l’ha fatto e se serve - è l’impegno di Volpi - andremo a Firenze anche tutti i giorni».

Certo la notizia è poco incoraggiante per chi nel palazzo da abbattere, in via Pisacane, ci vive. Da quelle parti non si dormono sonni tranquilli dal 2012: nel giugno di quell’anno arriva addirittura l’ordinanza di evacuazione precauzionale, a firma Roberto Pucci. Scattano le perizie e i tecnici evidenziano grossi problemi di natura statica e sismica. Una successiva ordinanza impone, quindi, la realizzazione di un intervento per il consolidamento statico, ma per l’adeguamento sismico servirebbero lavori così pesanti che risulta più conveniente demolire il vecchio per ricostruire il nuovo. Subentra la giunta Volpi e decide di procedere sulla strada già tracciata: formalizza, con atti e variante, la costruzione di un nuovo stabile di edilizia popolare. Prima sarà edificato il nuovo, poi sarà abbattuto il vecchio e al suo posto sorgerà un’ampia area verde. Il nuovo stabile sarà di classe energetica A, con impianti di recupero acqua piovana e solare termico. Edilizia popolare di nuova generazione. A finanziare l’opera, con un accordo, sarà la Regione. La variante c’è, la valutazione ambientale strategica pure. Ma - eccoci al sodo- non ci sono i soldi.

E chi vive nel vecchio stabile è chiamato, ancora una volta , ad aspettare.

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