Il dolore
Pestò la consigliera comunale, condannato
Un anno e mezzo al vicino di casa che aveva ridotto a una maschera di sangue Sabrina Bertelloni
MASSA. È stato condannato a un anno e mezzo, con la sospensione della pena, per aver pestato a sangue la sua vicina di casa Sabrina Bertelloni, consigliera comunale e provinciale del Pd. Botte che non c’entravano nulla con la politica. Il pubblico ministero Debora Bracco aveva chiesto tre anni e quattro mesi per Marco Rosselli, 45 anni, anche in virtù del suo comportamento nelle passate udienze. Per prima cosa non si è mai scusato, poi a novembre prima della camera di consiglio del giudice Giovanni Sgambati aveva dato in escandescenza costringendo il magistrato a rinviare tutto a ieri (11 gennaio). È stata disposta una provvisionale di duemila euro per il risarcimento danni, che però dovrà essere deciso in separata sede.
Bertelloni era una maschera di sangue quando è stata soccorsa.
La furia di Rosselli si era fermata soltanto davanti a sua figlia, che lo aveva pregato di smetterla. Altrimenti chissà quali sarebbero state le conseguenze. Un inferno per la consigliera comunale, durato 20 minuti. Un inferno «di quelli di cui si sente parlare in tv - aveva raccontato la vittima dell’aggressione - ma che pensi non potrebbero mai capitare a te». Venti minuti di botte. Due denti, gli incisivi, persi. Un ematoma al cranio, lesioni al braccio e al torace. Ventidue giorni di referto, quaranta di assenza dal lavoro.
Numeri, terribili, di una lite che ha segnato il culmine di rapporti di vicinato tesissimi, che già erano sfociati in due procedimenti penali. La sequenza di quell’aggressione è stata ripercorsa dal pubblico ministero nella sua requisitoria. Bertelloni stava uscendo di casa, poco prima delle nove, e aveva sentito il vicino, che accompagnava la bimba a scuola, inveirle contro a voce alta. Una frase volgare e offensiva. La donna risponde, dall’auto, chiedendo di lasciarla perdere e prova a uscire dal cancello. Ma il vicino la raggiunge e dal finestrino la prende per il bavero della giacca e comincia a sbatterle la testa prima contro il volante, poi contro il finestrino.
«Ho sentito i denti cadere, avevo l’occhio insanguinato, perché mi si era aperto un sopracciglio. Ma lui, il mio vicino, non ha avuto pietà», aveva raccontato al giudice Sgambati. La furia di Rosselli non si ferma. L’uomo ha aperto la portiera e ha tirato fuori di peso la donna, trascinandola, da terra, dietro la macchina, contro il muro di sassi che costeggiava la strada. Qui le ha sbattuto la testa contro quello stesso muro, e poi ha cominciato a prenderla a cazzotti. «In quel momento lì io pregavo solo che finisse tutto, nel bene o nel male, ma che finisse tutto. E continuavano a chiamare la mia mamma», aveva aggiunto nella sua deposizione. A far cessare la furia del vicino di casa, secondo il racconto di Bertelloni, era stata la figlioletta di Rosselli. «È stata la bambina del signor Rosselli a gridare. A quel punto lui si è fermato. È uscita la moglie, le ho detto di chiamare aiuto ma lei si è girata dall’altra parte e ha portato la figlia in casa». Un incubo.
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