Attenzione
La terra di confine che sceglie di non scegliere
Il sondaggio lanciato da Cna per annettere Massa Carrara alla Liguria
CARRARA. Una terra di confine. E un mondo di confine. Perché fra la focaccia genovese e la cecina, fra la pasta al pesto e il lampredotto e la bistecca fiorentina - per usare termini gastronomici - c’è una terza strada, fatta di pane e lardo, di tordelli e di torta di riso. E fra la spiaggia e gli scogli una possibilità di scelta ulteriore, quella di avere a portata di mano tutte e due.
La verità è proprio questa, che nel dibattito fra Liguria e Toscana, e sulla proposta provocatoria (ma non più di tanto visto che è diventata anche un caso politico) di una possibile annessione di Massa Carrara alla Liguria gli apuani continuano a sentirsi, prima di tutto, tali. Né toscani, né liguri. Apuani. E basta.
Chi vive in questa zona di confine deve fare i conti, questo è vero, con i problemi di un’economia in recessione, una reindustrializzazione che fatica a ripartire e una disoccupazione che raggiunge sempre dati da record.
Ma è altrettanto vero che chi vive qui ha la fortuna di poter fare un bagno nelle acque delle Cinque Terre, quasi a chilometro zero. E, qualche ora dopo, organizzare una cena con vista sulle Apuane, o nelle vallate della Lunigiana. Senza dover nemmeno fare un lungo viaggio. Senza dover decidere da che parte stare.
Perché gli apuani hanno dalla loro che possono godere del bello dell’essere toscani e dell’essere molto, molto vicini alla Liguria, mantenendo la propria identità.
Le politiche locali, le istituzioni, quelle sono un’altra cosa e sembrano correre in un binario parallelo rispetto al sentire comune. Al fatto che prima che toscani (o liguri) ci si senta apuani. Questa è la verità.
Basti pensare al modo di parlare, dove la aspirate non compaiono mai. Anzi quando qui, nei nostri posti, qualcuno si atteggia, affetta i modi e il parlare, i vecchi fanno assai in fretta a ricordare la storia della azzimata signora carrarese che dopo essere stata alla Madonna di Montenero, cominciò a intercalare con il “dè”, per darsi un tono. Perché in terra apuana anche l’intercalare è aspro, proprio come le nostre montagne: è l’ «o tà” massese. Il «cos t’vo?» dei carraresi. Sono un mondo a parte anche i modi di dire: in pizzeria, per rimanere nel tema culinario, nessuno chiede la cecina o la farinata, ma la “calda calda” che è tutta apuana.
E se proprio dovessero essere tirati per la giacchetta forse per molti apuani la scelta di appartenenza sarebbe quella alla “terra di Versilia”. Perché, in questo caso, le affinità sono davvero tante e soprattutto le aspirazioni a quel bel mondo che gli apuani frequentano da sempre, ma spesso da lontano e quasi sempre solo nei week end. E gli aneddoti su questo mood «versiliese to be», della serie vorrei tanto essere del Forte, sono davvero parecchi.
Basti pensare a un cantante famoso, parecchio famoso che nelle prime interviste ha dichiarato di vivere a Forte dei Marmi (in realtà lo hanno fatto in molti, ma meno noti di lui e continuano a farlo anche sulle bacheche di facebook). Ebbene a quel cantante non aver dichiarato di essere cresciuto in terra apuana nessuno glielo ha mai perdonato. Tanto che è proprio qui, fra la sua gente, che nessuno gli ha mai chiesto un autografo. E, al di là della voglia di tranquillità che tutti i vip ostentano, non sembra averla mai digerita
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