Italia
Polveri, superati i limiti
A Massa, nel mese di dicembre, sono stati registrati 4 sforamenti di pm 10
MASSA. Una centralina sola per il monitoraggio della qualità dell’aria in tutto il territorio comunale non è abbastanza. A dirlo è la commissione Ambiente che ieri mattina ha approvato la richiesta del suo presidente, Nicola Cavazzuti, di Rifondazione comunista, di inoltrare una richiesta alla Regione: quella di dare al territorio un altro dispositivo elettronico per controllare l’inquinamento atmosferico. In tutta la provincia, le centraline sono due: una a Carrara, al Colombarotto (zona ex tribunale) e l’altra a Massa, in via Marina Vecchia, all’altezza della Fondazione Pelù, alle porte quindi del centro. E proprio qui, a Massa, nel solo mese di dicembre, secondo il bollettino straordinario di Arpat, sono stati registrati quattro superamenti del limite giornaliero delle pm10 (il limite è 50): il 18, il 22, il 28 e il 29 dicembre. I giorni dello shopping natalizio, degli acquisti per il Capodanno, dell’impennata delle auto nel centro. Dal 28 aprile del 2015 (giorno in cui è stata installata la centralina in via Marina vecchia) alla fine dell’anno, poi, i superamenti sono stati ben undici (l’allarme scatta quando i limiti di polveri sottili vengono superati 35 volte all’anno). Non sono stati invece rilevati superamenti delle pm2.5, ossia delle polveri fini, e di No2, ossia il biossido di azoto. «Centraline obsolete - dice la consigliera Cinque Stelle, Luana Mencarelli - perché non rilevano le nanopolveri, che sono quelle più pericolosa».
Oltretutto, dicevamo, i rilievi, vengono fatti in un’unica zona: via Marina vecchia.
Certo, Massa Carrara non è Milano a livello di smog. Ma è altrettanto vero che qui è situata un’importante e trafficatissima zona industriale e, soprattutto, il più grande bacino marmifero del mondo. Qui i camion ogni giorno vanno e vengono, a centinaia: un moto continuo di tir e polveri. Eppure, le zone più trafficate dai mezzi pesanti - zona industriale e Statale Aurelia - sono anche quelle prive di un dispositivo di controllo. Nonostante «qui - incalza il presidente della commissione - non abbiamo una distinzione netta fra zone industriali e non industriali, dal momento che anche in quelle industriali troviamo centri abitati. Credo che gli abitanti abbiano diritto di sapere che aria respirano e solo con il posizionamento di centraline in zone periferiche possiamo dar loro qualche risposta». «E a che cosa serve? - risponde l’ex assessore all’ambiente, attuale consigliere del Pd, Giorgio Raffi, durante la commissione, riferendosi alle centraline - Tanto sappiamo che li i livelli di pm10 sono alti nelle zone industriali. Perché - continua - invece di pensare in negativo, cioè a dire quante volte superiamo il limite di pm10 creando allarmismi e danneggiando il turismo, non pensiamo a promuovere progetti ecosostenibili per diminunirlo, l’inquinamento, come ad esempio il progetto degli impianti fotovoltaici sopra i tetti delle scuole?».
Come se i progetti, a Massa, funzionassero. La zona industriale, ad esempio: è ancora in vigore un’ordinanza sindacale che risale al 2004 che impone ai trasportatori di coprire il loro carico (quando si tratta di terre di scavo, demolizioni, ecc.), di avere cassoni a tenuta per evitare il gocciolamento del materiale lungo il trasporto, di pulire ruote e cassoni. Così come ordina ai titolari delle aziende di pulire i piazzali dell’impianto, di installare idonei sistemi di nebulizzazione dell’acqua per il mantenimento umido della superficie, e idonee barriere frangivento lungo il perimetro dell’azienda, come di rispettare tanti altri accorgimenti che permetterebbero di diminuire l’inquinamento atmosferico. Se rispettati, appunto. «Basta affacciarsi nella zona industriale - commenta Giancarlo Casotti, dei Psi, sollevando il tema in commissione - per vedere quanto poco vengono rispettate le regole nella zona industriale. Negli anni ’90, quando ancora c’erano le centraline, nella zona industriale i limiti venivano superati ampiamente arrivando anche a 230 (quasi cinque volte tanto il limite)». E adesso, però, la centralina in quella zona per controllare gli sforamenti non c’è più. «Perché - chiede Andrea Ofretti, degli arancioni - le centraline sono passate da cinque a una?». Dalla commissione arriva quindi la richiesta: «Una seconda centralina». E anche un’altra: «Che l’amministrazione finalmente rispetti il Patto dei sindaci, ossia il programma per la sostenibilità energetica e ambientale».
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