Sicurezza
«Registro dei tumori, troppo costoso per Asl»
MASSA CARRARA. Che lo smog sia tra le sostanze più cancerogene al mondo è ormai appurato (da quando almeno l’Oms ha deciso di inserire gli inquinanti dell’atmosfera nel gruppo numero 1 degli agenti...
MASSA CARRARA. Che lo smog sia tra le sostanze più cancerogene al mondo è ormai appurato (da quando almeno l’Oms ha deciso di inserire gli inquinanti dell’atmosfera nel gruppo numero 1 degli agenti cancerogeni, cioè tra le sostanze sicuramente in grado di provocare il cancro). Ed è altrettanto appurato che Massa Carrara sia tra le province con il più alto tasso di tumori, in particolare quelli alla gola, alle tonsille, alla laringe, al colon retto e ai polmoni. Ma meno chiaro, o almeno “scientificamente” non provato, è il collegamento fra i due. Come “scientificamente non provata” è la causa di tutti i tumori della provincia: inquinamento delle falde? Dell’aria? Il fumo? L’alcool? Tutte ipotesi sviscerate nei vari studi, che rimangono tali: ipotesi.
Questo perché la provincia - ormai è arcinoto - non ha un registro di tumori, ossia quello strumento, o meglio, un vera e propria struttura che permette la raccolta di informazioni sui malati di cancro residenti in un determinato territorio.
Nessuna struttura ospedaliera italiana, pubblica o privata, ha l’obbligo (e in alcuni casi, nemmeno il diritto, per la privacy) infatti di archiviare i dati relativi alla diagnosi e alla cura dei tumori: se si vuole quindi sapere chi fosse, che lavoro facesse, dove abitasse “tizio” che avuto “tal” tumore, allora qualcuno deve andare a ricercare attivamente le informazioni, le deve codificare, analizzare, capire, archiviare e renderle disponibili per studi e ricerche. Solo così si può collegare la causa all’effetto.
«Un lavoro enorme a costi altrettanti enormi», secondo la direttrice del reparto di epidemiologia dell’Asl di Massa Carrara, Paola Vivani. «Un registro dei tumori - continua - è un’organizzazione, è come creare un nuovo reparto, con personale prettamente sanitario e qualificato». Insomma, un costo e una “fatica” in cui l’Asl di Massa Carrara - come tantissime altre - non si è voluta imbarcare. Almeno, non da sola. «Con il registro dei tumori - spiega la responsabile di epidemiologia - si studiano casi vecchi di quarant’anni per vedere risultati vent’anni dopo. Ma c’è la possibilità di lavorare meglio su indicatori contingenti per vedere effetti subito. Ha senso, creare un’organizzazione per il registro dei tumori, su aree vaste, come ora con la macro Asl».
Con la fusione delle cinque Asl (Massa Carrara, Versilia, Pisa, Livorno, Lucca) in una unica (Toscana nord ovest), si apre quindi uno spiraglio per quanti da anni chiedono per il nostro territorio un registro dei tumori. In testa il Movimento cinque stelle di Massa che ha presentato in consiglio comunale, attraverso la sua consigliera Luana Mencarelli, un ordine del giorno in cui impegnava il Comune a istituire un registro dei tumori accreditato dall’Airtum. «Attivare – sostenne allora la Mencarelli – una sorveglianza sui rischi epidemiologici dello stato di salute dei cittadini può aiutare l’amministrazione a intervenire in caso di necessità. Le potenziali fonti di inquinamento presenti sul nostro territorio non mancano. La verifica della loro incidenza su eventuali patologie registrate e la valutazione di eventuali variazioni statistiche nel corso degli anni credo sia un preciso dovere di un’amministrazione».
Massa Carrara, dicevamo, non è l’unica provincia a non averlo: in Toscana manca a Livorno, Pisa, e Grosseto, paradossalmente dove si concentrano molte delle industrie più inquinanti. La dottoressa Vivani tuttavia chiarisce che: «Per quanto riguarda il Sin apuano, nessuno studio ha mai dimostrato scientificamente il collegamento fra l’alto tasso di tumori in provincia all’industrializzazione. Anzi, l’alto tasso di tumori del tratto respiratorio è stato collegato all’epidemia di fumo nel post periodo fascista. Le persone si sono spostate dalla campagna alla città, è iniziato il benessere, e hanno iniziato a fumare».
Non può essere escluso nemmeno - fa sapere la Vivani - l’inquinamento atmosferico. «In alcune zone - spiega - è vero che si sono formate delle sacche di polveri fini ed è altamente probabile che, chi ha vissuto in quelle zone, abbia oggi un tumore o qualche altra patologia, come la Bpco».
La Broncopneumopatia cronica ostruttiva è infatti una malattia polmonare progressiva, (non completamente reversibile) che ha tra le principali quasi, oltre al fumo, lo smog. E in provincia, le persone con Bpco, sono veramente tante rispetto alla media toscana. «I picchi di inquinamento - aggiunge la dottoressa - sono una delle cause, ma noi, per poter collegare la patologia alla causa, bisognerebbe conoscere il domicilio o il luogo di lavoro del malato».
E in questo campo, qualcosa si muove. L’Asl di Massa Carrara sta cercando fondi per la realizzazione di un studio delle patologie sul territorio su standard georeferenziato: significa mappare le aree del territorio in cui i cittadini sono stati colpiti da specifiche patologie. Il tutto per avere un collegamento diretto fra cause e effetti.
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