Il Tirreno

Punto nascita all’Opa e 7 nati da novembre «L’accordo funziona»

Punto nascita all’Opa e 7 nati da novembre «L’accordo funziona»

Ciucci: già fatte alcune assunzioni ma ne faremo delle altre E per l’analgesia alle mamme c’è la collaborazione con Asl

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MASSA. Luciano Ciucci, direttore della fondazione Monasterio, la “mamma” dell’Opa, taglia la testa al toro e lascia che a parlare siano i numeri: «Il punto nascita di terzo livello è operativo e lo conferma il fatto che, da quando il dipartimento materno infantile non c’è più, all’Opa sono nati 7 bambini».

Insomma, da quando il 23 novembre ostetricia, ginecologia, pediatria e neonatologia hanno fatto i bagagli, a Montepepe le nascite sono state 7. Nascite di bambini con diagnosi fetale di cardiopatia congenite o parti di mamme con il cuore debole o malato. E nessuno - e Ciucci lo sottolinea - è transitato dal nuovo ospedale delle Apuane. Dunque di viaggi lungo l’Aurelia, alla volta di viale Mattei - parola del direttore della Monasterio - non ce ne sono stati.

Insomma- per parafrasare lo stesso Ciucci - il punto nascita di terzo livello c’è eccome e funziona. È vinto quindi il timore di non superare, o superare a fatica, il trasloco del materno infantile al Noa.

In effetti quando l’azienda sanitaria ha confermato che tutte le nascite sarebbero state in viale Mattei, l’Opa ha tremato: temeva che quello fosse il primo passo verso lo smantellamento. Un pediatrico cardiologico - questa la preoccupazione - senza una sala parto, è mutilato. La Regione, da parte sua, ha messo sul tavolo 10 milioni di euro per potenziare Montepepe. Potenziamento che si doveva tradurre anche nella creazione, proprio all’interno dell’edificio che ospita l’Opa, di un punto nascita di terzo livello, di altissima specializzazione: sala per il parto naturale e il parto cesareo destinata a madri cardiopatiche o con feti cardiopatici. Ma, a trasferimento del materno infantile effettuato, non è mancato il sospetto che quel punto nascita fosse soltanto un impegno non tradotto in atti.

Ecco quindi che Luciano Ciucci chiama in aiuto i numeri e i 7 parti all’Opa da novembre: «Non ci sono state difficoltà, alcuni parti - il direttore ci tiene a precisarlo - sono avvenuti naturalmente, altri con il taglio cesareo. Le mamme sono rimaste ricoverate a Montepepe con i piccoli. E il nostro reparto di terapia intensiva si è occupato dei neonati con cardiopatia». Insomma, in sala operatoria e in sala parto e non è stato imposto alle madri - per tradurre il concetto - il parto programmato. Come a dire: siamo stati in grado di garantire le nascite rispettando tempi e volontà della natura. E questo è stato possibile anche grazie alla collaborazione con l’azienda sanitaria, senza dimenticare - aggiunge Ciucci - che l’Opa ha i suoi rianimatori e pure i suoi pediatri.

Un accordo per i ginecologi già era stato fatto con la disponibilità dei medici Asl ad istituire un turno all’Opa da coprire con 4 assunzioni: due, da parte della Monasterio, in regime libero professionale, due da parte dell’azienda, con i tempi previsti dal concorso.

A fine dicembre è stato ratificato un secondo accordo che consente agli anestesisti dell’azienda di lavorare in Fondazione, in regime libero professionale. Si tratta - spiega Alberto Baratta, direttore del dipartimento emergenza e urgenza - di medici che, per esperienza accumulata in sala parto, si occupano soprattutto dell’analgesia. Vale a dire dell’epidurale per assicurare alla mamme il diritto ad un parto meno doloroso.

Chiara Sillicani

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