Lutto
Erich il conciliatore: «Tariffe sul marmo resettiamo tutto»
Il presidente di Assindustria Lucchetti rilancia la “Fondazione” per ricostruire i rapporti fra imprese lapidee e cittadini
CARRARA. Le priorità sono sicurezza e competitività mentre la discussione sui Beni Estimati è destinata a finire comunque in tribunale, aldilà del pronunciamento della Corte Costituzionale sulla legge regionale 35. Quanto poi alle tariffe, il metodo che usa il municipio è troppo discrezionale, bisogna ripartire dai valori “franco” cava. Erich Lucchetti, presidente di Assindustria inizia il nuovo anno con un’intervista in cui annuncia che la Fondazione degli industriali si farà e non opererà "solo" nel campo della cultura. Intanto però i riflettori restano puntati sul marmo: il 2015 si è chiuso con un dibattito – quello sull’aliquota del canone di concessione, fissata al 5%, il massimo consentito - che ha confermato se mai ce ne fosse bisogno la centralità del tema perchè, dai Beni Estimati alla determinazione del valore medio dei materiali, le questioni aperte sono ancora tante.
Quali sono le sfide da affrontare nel 2016 per il settore marmo dal punto di vista di Assindustria?
«Per chi fa impresa la prima sfida è quella della concorrenza dei mercati che continuamente chiedono cose nuove e non danno mai tregua; uno sforzo incessante per farsi trovare con prodotti giusti e prezzi competitivi. Negli ultimi anni la richiesta di marmi bianchi è stata vivace e spero che continui ad esserlo anche se, per qualche prodotto, la domanda si sta increspando. E se è giusto tenere nella dovuta considerazione le esigenze dell’amministrazione comunale in termini di risorse per il suo bilancio, è altrettanto importante che alle imprese siano assicurati, su orizzonti di medio termine, certezze operative per i propri investimenti. Il confronto tra Comune e imprese sarà costruttivo se impostato su questo doppio binario, senza rigidità o chiusure ideologiche. Un’altra sfida non meno importante è quella della sicurezza; insieme ai Servizi Sicurezza ed ai lavoratori abbiamo fatto molti sforzi ma dobbiamo farne ancora di più. In cima all’agenda del nuovo anno metto queste due sfide: sicurezza e competitività».
Il pronunciamento della Corte Costituzionale sulla legge regionale 35 sarà secondo lei risolutivo? Un eventuale nulla osta al superamento dei Beni Estimati comprometterebbe ulteriormente i rapporti tra amministrazione e industriali innescando nuove azioni legali?
«La Corte Costituzionale non è chiamata a pronunciarsi sulla legittimità dei titoli di proprietà ma sulla potestà legislativa della Regione che, secondo il Governo, si è spinta altre il proprio perimetro. La sede naturale per risolvere la controversia sui beni estimati non può che essere la giustizia civile, nei sui vari gradi di giudizio. Questa complessa partita, in ogni caso, non deve condizionare la collaborazione tra Comune e imprese per il rafforzamento del settore che è interesse di tutti; lo stato di incertezza giuridica, non di meno, preoccupa molto gli imprenditori perché inibisce i progetti di investimento e, di riflesso, erode la competitività dei nostri prodotti».
Per quanto riguarda la determinazione del valore medio dei materiali estratti dalle cave di Carrara, entro gennaio l’amministrazione uscirà con le stime per il nuovo biennio. Secondo qualcuno le precedenti erano “al ribasso”…vi aspettate una “stangata”? E sempre parlando di “valori”, è davvero così complicato istituire un Osservatorio sui Prezzi?
«Un sistema di tassazione equo e sostenibile deve basarsi su parametri certi e chiari; non deve lasciare margini di discrezionalità a chi deve applicarlo come è successo per le stime dei valori cava per cava elaborate in base alla griglia dei prezzi dell'Ufficio Marmo. Infatti non basta conoscere i prezzi di mercato, cosa già abbastanza difficile, ma si tratta di prefigurare, cava per cava, le esatte percentuali di blocchi di statuario, bianco, bardiglio o venatino che saranno estratti e quale sarà il loro stato effettivo: dimensioni, regolarità, difetti.
Se vogliamo fare un passo avanti dobbiamo resettare l'approccio, mettere da parte i pregiudizi e, come base per l’imposizione, partire dai valori fatturati “franco cava”, definiti in modo uguale per tutti senza includere i costi delle funzioni a valle che nulla hanno a che vedere con l’attività propria delle cave. Ovviamente si dovrebbe anche tenere conto, nei casi in cui questo succede, dei correttivi per gli scambi “intragruppo”. In questo modo avremmo una base certa per una equa tassazione, tutto ciò senza rinunciare a controlli rigorosi per accertare eventuali evasioni».
Lo scorso anno Assindustria e amministrazione comunale si erano scambiati reciproci segnali di pace, ipotizzando la riapertura del “tavolo del marmo”. In questi mesi si è mosso qualcosa? A che punto siamo?
«Il confronto procede, ci sentiamo addosso la responsabilità di arrivare ad un risultato – non mi stanco di dire equo e sostenibile – che contribuisca ad attivare più occasioni di lavoro. Conto molto su questa opportunità e spero di aver imboccato, insieme al Comune, la buona strada che inizia tenendo nel giusto conto anche delle esigenze dell’altra parte. Ciclicamente viene riproposta l’idea di una “fondazione” che coinvolga anche gli industriali del marmo. La sensazione è che al di là delle forme, serva un collante per ricostruire il rapporto tra città e imprese del lapideo».
Qual è la sua ricetta?
«Ci sentiamo parte integrante della comunità locale e vogliamo dare un contributo sostanziale per un suo sviluppo equilibrato che benefici le diverse componenti della nostra società. Per questo stiamo pensando ad una Fondazione che non si occuperà solo di cultura ma cercherà di intervenire dove c’è più bisogno. In cantiere, inoltre, ci sono altri progetti: bilancio sociale, investimenti per rafforzare la filiera, innovazione tecnologica, sicurezza, tutela ambientale. Se il quadro in cui operano le imprese fosse più sereno e vi fosse più collaborazione e rispetto reciproco, sono sicuro che riusciremmo a mobilitare maggiori energie e risorse nel progetto».
La vicenda delle cave del Sagro ha riaperto la ferita del traffico pesante in città. Cosa risponde a chi, da Carrara, pone il veto assoluto ai camion del marmo al motto di “abbiamo già dato”?
«Mi sembra poco lungimirante, in tutti i casi, adottare provvedimenti drastici di chiusura del traffico; oggi può adottarla un Comune, domani un altro, e così via. Se i mezzi non circolano, non si muovono le merci e l’economia si spegne. Spero che in questo caso si raggiunga una ragionevole soluzione che rispetti le richieste dei residenti senza inibire totalmente il transito dei camion, evitando così la chiusura di alcune cave e il conseguente licenziamento dei lavoratori. Questo rappresenterebbe una deriva molto pericolosa per l’economia e per la vita della nostra comunità che, ricordiamo, deve fare più sforzi delle altre per recuperare il gap che la relega nella coda delle classifiche su poccupazione e redditi».
Parliamo ancora di traffico pesante. Le recenti proteste contro la “pista provvisoria” in via Argine Destrohanno confermato che quella strada va “stretta” a tutti: ai residenti ma anche agli autotrasportatori e agli imprenditori della zona. Al di là della riapertura della viabilità ordinaria, è possibile ipotizzare un percorso di delocalizzazione delle imprese di via Argine Destro?
«Su questo sono d’accordo con gli imprenditori della zona che sono lì perché i regolamenti urbanistici avevano riservato questa area alle attività produttive. Se si decide che le imprese devono essere trasferite, bisogna costruire le condizioni per incentivare la loro ri-localizzazione, individuando aree adeguate e mettendo a disposizione le leve finanziarie senza le quali nessuna impresa si trasferirebbe. Resta il fatto che, in termini economici ed occupazionali, il comparto delle aziende lapidee che opera lungo l’argine destro è molto importante. Ma adesso teniamo saldamente i piedi per terra e diamo inizio nel più breve tempo possibile ai lavori per ripristinare la strada ponendo fine ai disagi e alle difficoltà che queste aziende e i cittadini devono sopportare da più di un anno per responsabilità che non sono loro…»
Con la crisi della Carrarese Calcio, ci dobbiamo aspettare un’asta dei blocchi di “salvataggio”?
« Questo è un tema che non rientra nell’agenda Associazione Industriali di cui sono soci anche imprenditori di Massa e di altri comuni; alcuni soci hanno dimostrato particolare attenzione per la Carrarese e questo non può che farci piacere».
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