Il Tirreno

Faida ai Poggi, ore decisive per trattenere il processo

La Cassazione deciderà entro domani sul ricorso presentato dai legali dei Ricci Se prevarrà il legittimo sospetto, le carte verranno trasferite a Torino

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MASSA. Entro la fine della settimana si conoscerà il destino del ricorso presentato in cassazione da parte dei legali di Mattia e Pablo Ricci, in carcere da agosto insieme a Thomas Quadrella, Andrea Bonuccelli ed Elisa e Alessio Mazzi per la faida dei Poggi. Gli avvocati Carlo Biondi e Alessandro Maneschi hanno interpellato i supremi giudici chiedendo il trasferimento del procedimento a Torino, presumendo la mancata serenità da parte della magistratura apuana nel giudicare la vicenda perché tra le accuse mosse dal pubblico ministero Alberto Dello Iacono c’è anche la progettazione di attentati contro procura e questura. Tra oggi e domani da Roma è prevista una prima risposta, l’assegnazione del caso a una delle sezioni competenti. Se è la settima vuol dire che si valuterà l’inammissibilità del ricorso e quindi in caso di rigetto la palla tornerà al tribunale di Massa. Altrimenti i supremi giudici entreranno nel merito della contestazione, con la possibilità di trasferire l’inchiesta e l’eventuale procedimento in altra sede.

Il gup Ermanno De Mattia a metà dicembre aveva rinviato al 21 gennaio l’udienza preliminare che deciderà le sorti dei sei indagati della faida dei Poggi. Il rinvio era stato puramente tecnico, per consentire alla Cassazione di decidere se spostare l’eventuale a processo a Torino per il legittimo sospetto avanzato dagli avvocati Biondi-Maneschi. Ma la famiglia Ricci ha presentato altri esposti alla procura di Torino e alla corte europea dei diritti dell’uomo per altri episodi dove si contesta l’operato dei magistrati della procura di Massa, primo fra tutti l’errore nell’ordinanza che ha aperto le porte del carcere a Pablo. E proprio lui dalla casa circondariale di La Spezia aveva spedito una lettera aperta ai giornali per far sentire la sua voce: «Io sono stato assolto due volte. In una ho fatto anche un periodo di detenzione. Una volta è stato assolto mio padre e una volta anche mio fratello Mattia; non capisco tutto questo accanimento nei nostri confronti. Ora per le assoluzioni abbiamo chiesto il risarcimento di ingiusta detenzione e non sarà chi ha sbagliato a pagare ma lo Stato. Aspettiamo serenamente l’inizio di un giusto ed equo processo come scritto nella nostra Costituzione».

Le accuse nei suoi confronti, e anche nei confronti degli altri indagati, però, restano e sono pesanti, anche perché confortate da un faldone di intercettazioni trascritte, dove si leggono le intenzioni di piazzare bombe davanti alla procura e la questura di Massa, ma dove si leggono anche altri propositi criminali. Come quello di fare un attentato contro un ispettore di polizia, un uomo della squadra mobile che con le sue indagini gli stava mettendo pressione addosso. A voler colpire il poliziotto era Mattia Ricci ed era lui a rivelare le sue intenzioni al fratello più grande, Pablo. «Vorrei sapere dove abita», diceva Mattia. Poi il discorso virava sul nemico: i Mazzi. Ed è sempre Mattia, il fratello più piccolo, il più deciso: «Dobbiamo recuperare anche i soldi, se andiamo avanti ci servono». Pablo gli dava ragione: «Se c’è da colpire.., c’è da farne tanti in sequenza che loro non riescono nemmeno a riorganizzarsi... capito?».

Tocca alla Cassazione dire una parola definitiva, Se sarà la settima sezione a giudicare l’udienza del 21 gennaio del gup verrà rinviata a data da destinarsi.

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