Prima casa per i poliziotti in aula parlano i truffati
Alla sbarra l’ex segretario del Pci carrarese Riccardo Brizzi e Simone Piconcelli Il primo testimone racconta: «Brizzi veniva a chiedere i soldi a casa ogni sera»
CARRARA. Lo scorso giugno Ermanno De Mattia, giudice per l’udienza preliminare, ha ridefinito e alleggerito il capo di imputazione, ma ha comunque ritenuto che le condizioni per andare a giudizio ci fossero tutte. Così ieri mattina, di fronte al giudice monocratico Fabrizio Garofalo, si è aperto il processo a carico di Riccardo Brizzi, classe 1964, ex segretario del Pci. Alla sbarra anche il quarantenne pietrasantino Simone Piconcelli, ma con un capo di imputazione più “esiguo” (entrambi difesi dall’avvocato Marco Guidi).
La vicenda risale al 2009 quando l’associazione nazionale per la prima casa forze dell’ordine decide di realizzare, per i suoi soci, appartamenti a Montignoso, alla Renella. Il compito di redigere il progetto e dirigere i lavori è affidato a Brizzi, legale rappresentante della società Step Progettazioni srl. A Brizzi va anche l’incarico di responsabile della sicurezza. Le cose però non proseguono per il verso giusto, tanto che il presidente dell’associazione bussa alle porte della Procura e chiede di fare chiarezza. Così emerge che tutti quegli incarichi Brizzi - almeno secondo l’accusa - non avrebbe potuto assumerli perché sospeso dall’albo dei geometri per il periodo compreso tra l’8 luglio del 2008 e il 10 settembre del 2010. Di qui l’ipotesi di esercizio abusivo delle professione.
Non solo: Rossella Soffio,pubblico ministero titolare delle indagini, contesta pure l’appropriazione indebita. In particolare Brizzi - sempre stando all’ipotesi accusatoria - avrebbe chiesto contributi non dovuti per alcune pratiche burocratiche e catastali. E la Procura su quelle richieste di denaro non giustificate (una di 5.800 euro per la variazione catastale) fonda anche l’ipotesi di truffa nei confronti dell’associazione delle forze armate e dei soci che avevano deciso di unire le forze e farsi la casa. Truffa perché - motiva l’accusa - Brizzi esibiva anche documentazione e fatture false a conferma che i soldi chiesti erano necessari per sbrigare le pratiche edilizie.
Il reato di truffa, in concorso con Brizzi, è contestato anche a Simone Piconcelli, progettista e direttore dei lavori architettonici. Piconcelli - secondo il pubblico ministero - avrebbe mostrato una conduttura in un parco pubblico vicino all’area da edificare spacciandola per l’allaccio alla rete idrica, allaccio per cui sarebbero stati chiesti 1.220 euro circa (paga a però a Brizzi). A Piconcelli si contesta, sempre in concorso, un secondo episodio con la richiesta ad una socia dell’associazione di circa 3.200 euro per le pratiche di ampliamento della taverna della sua futura casa. Pratiche che - ipotizza l’accusa - non sono mai state espletate.
Ieri mattina si è aperto il dibattimento: una quindici i soci che si sono costituiti parte civili, rappresentati dall’avvocato Riccardo Balatri. Primo teste del pubblico ministero Domenico Martiniello, maresciallo della Finanza e presidente dell’associazione all’epoca dei fatti. Ha ha ricostruito i rapporti con Brizzi, fino alla denuncia e in particolare si è soffermato sulla consegna a Brizzi, da parte dell’associazione, di 5.800 euro: «Disse che servivano per le variazioni catastali e l’associazione li ha anticipati per evitare che andasse, come tutte le sere, a chieder soldi a casa dei soci, poi venni a sapere dai soci era andato comunque. Allora gli dissi che avrebbe dovuto ridare il denaro visto che lo aveva ricevuto due volte, ma non lo ha fatto e dopo mesi mi ha consegnato un assegno scoperto. Anche alcuni professionisti che Brizzi aveva incaricato si lamentavano di non essere stati pagati».
Un quadro da ricostruire e su cui faranno ulteriore luce i testi chiamati per la prossima udienza, il 6 febbraio.
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