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Ditta rompe un tubo, chiusa la fontanella Evam

Chiara Sillicani
Ditta rompe un tubo, chiusa la fontanella Evam

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MASSA. Se vivi in un comune in cui le sorgenti costellano i monti e l’acqua è tantissima, beh comprare la minerale è un controsenso. Molti massesi la pensano così: bottiglie di vetro in macchina, risalgono le nostre colline per fare “rifornimento”.

Ma chi l’acqua la prende alla fontanella dell’Evam, davanti allo stabilimento, è - metafore a parte - a bocca asciutta: rubinetti chiusi, neanche una goccia che cada nella vasca. A secco da novembre scorso. E nulla c’entrano le piogge scarse: il problema è un tubo rotto.

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E a romperlo è stata la ditta che nei mesi scorsi si è occupata dei lavori di posa della fibra ottica. Qualcuno, chiaramente senza volerlo, ha letteralmente tranciato un tratto della tubatura in acciaio inox che assicura l’acqua alle tre fontanelle davanti cui, in estate, si fa la fila. Così i rubinetti sono chiusi perché - spiega Evam - se la fornitura non fosse stata interrotta, quantità enormi di acqua, a causa della rottura, si sarebbero disperse nel terreno. Risultato: chi da novembre imbocca via Bassa Tambura, quindi la via dei Carri, scopre di non poter riempire neppure una bottiglia da mezzo litro. E l’acqua delle Capannelle è apprezzata da molti perché scorre a tale profondità nel terreno da essere immune a qualsiasi rischio di contaminazione. Per potere riaprire i rubinetti è indispensabile che chi ha fatto il danno, adesso rimedi. Anche se aggiustare quella tubatura non è un gioco da ragazzi perché - per parafrasare Stefano Pileri, presidente di Evam - lungo i tubi passa uno degli alimenti più preziosi. E la normativa quando si tratta di acqua ad uso alimentare è super rigorosa: «Per evitare anche il minimo rischio di infiltrazione, di ruggine o contaminazione biologica e chimico-fisica, il tubo deve essere in acciaio inox e l’unica saldatura ammissibile è quella ad arco. Inoltre - prosegue Pileri - dopo il ripristino sarà la stessa Evam ad effettuare la sanificazione ad ulteriore tutela della salute». Gli uffici comunali sono al lavoro con la ditta che ha rotto il tubo. Intanto - e da novembre - i massesi aspettano.

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