Il Tirreno

Un ciclodromo nell'area ex Dalmine

Chiara Sillicani
Un ciclodromo nell'area ex Dalmine

Due piste dedicate ai baby ciclisti: allenamenti lontano da traffico e pericoli

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MASSA. Adesso se passi da quelle parti vedi un enorme campo con tanto di cavalli e capre al pascolo. Poco distante ci sono pure vecchi scafi e carene abbandonate. Eppure lì il progetto di reindustrializzazione dell’ex Dalmine prevedeva ben altro: un campo da calcio con i fiocchi. Che però - complici le beghe burocratiche - non è mai sorto.

Non arriveranno reti e pallone, ma in quell’area, a confine con via Martiri di Cefalonia, e in quella adiacente potrebbero arrivare le biciclette e una miriade di bambini appassionati delle due ruote. Per quei due terreni di proprietà comunale è infatti in fase di definizione un progetto, firmato Federazione ciclismo, che prevede la realizzazione di un ciclodromo e di una pista per ciclocross destinata a chi alla passione per la bici unisce il gusto dell’avventura. Un vero e proprio bike park a servizio delle 16 società ciclistiche di Massa e delle “colleghe” carraresi. Piste destinate in particolare ai baby ciclisti, tra i 6 e i 12 anni, troppo piccoli per potersi allenare in strada, nel traffico.

Quei bambini oggi si adattano e si tengono in forma correndo intorno allo stadio. Si è adattato - e non poco - anche chi adesso bambino non è più perché sono 30 anni che le associazioni allenano i piccoli in area improvvisate a pista. Ecco quindi che il comitato massese della Federazione ciclismo si fa avanti e, progetto alla mano, bussa alle porte dell’amministrazione: «Il sindaco Volpi - spiega il presidente provinciale Andrea Andreazzoli - ha mostrato grande sensibilità e disponibilità. Abbiamo aperto un tavolo di lavoro e ci siamo già incontrati più volte».

Il progetto prevede la creazione di un ciclodromo con alternanza di curve e rettilinei e una lieve pendenza. All’interno del perimetro di quella pista asfaltata ne dovrebbe sorgere un’altra senza asfalti e adatta a chi pratica ciclocross. A completare l’impianto dovrebbero sorgere anche gli spogliatoi (maschili, femminili e per portatori di handicap) e una struttura per ospitare infermeria e segreteria.

«Abbiamo valutato - a fare il punto è ancora il presidente Andreazzoli - che le piste e i servizi annessi potrebbero essere realizzati con una spesa complessiva di 300.000 euro. La Federazione, le associazioni e alcuni sponsor sono disponibili a dare una mano». Come dire: noi la nostra parte la faremo. Un cofinanziamento tra pubblico e privato, quindi.

Il primo obbiettivo sono le due piste e i servizi annessi, ma ce ne è un secondo di obiettivi, quello di costruire in quell’area anche una piccola sala conferenze e un museo del ciclismo che evidenzi i mille legami tra la città, la sua storia e le due ruote. «Abbiamo un museo del ciclismo virtuale - spiega Andreazzoli - in cui sono raccolti molti scatti fotografici, ma ci piacerebbe esporre oggetti che segnano il legame tra Massa e il ciclismo. L’impianto - torna al nocciolo della questione- sarebbe una risposta importante al ciclismo e alla comunità, un riconoscimento al ruolo formativo dello sport e della passione sportiva. Non soltanto: quando l’area non sarà occupata dai giovani ciclisti potrà essere utilizzata anche a scopi didattici». Ed esemplifica: «Penso all’educazione stradale, all’insegnamento ai bambini dei comportamenti da tenere in strada, come pedoni, come ciclisti».

Certo rimane aperta la partita dei costi perché anche se i privati ci stanno a dare una mano, il Comune qualche soldo lo deve tirare fuori: «La realizzazione delle piste e dei servi non è onerosa, non dovrebbero essere costruiti edifici con fondamenta, verranno utilizzate strutture prefabbricate o similari. La manutenzione, poi, sarebbe minima. Senza dimenticare che esiste anche la strada del credito sportivo. Devo dire che da parte del sindaco - ribadisce - ho trovato grande disponibilità».

Insomma, reperire i 300.000 potrebbe non essere un’impresa troppo ardua. Rimarrebbe però un nodo che la Federazione sta tentando di sciogliere: le aree in cui dovrebbe essere realizzato l’impianto sono sì destinate a verde, anche ad uso sportivo, ma per la realizzazione delle strutture, purchè minime, qualche problemino invece potrebbe esserci. Ecco perché i ciclisti hanno già presentato osservazioni al regolamento urbanistico. Per riqualificare un’area, dare uno spazio alle due ruote e per non vedere più i bambini, allenarsi a casa dei calciatori, davanti allo stadio, ma in una casa tutta loro. E sicura.

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