Il dolore
Comparto Gesco, ultima chance per il progetto
Massa, il polo della piccola impresa all’ex Olivetti, atteso da 15 anni, ristruttura il debito e prova a ripartire
MASSA. L’area è grande, ben servita (vicina al centro e anche all’autostrada), facilmente raggiungibile: Ma è da anni, troppi anni, abbandonata, in attesa del decollo di un progetto di insediamento di piccole attività artigiane e produttive che non c’è mai stato. È l’area ex Synthesis-Olivetti, fra via Carducci e via Oliveti, 96.000 metri quadrati di capannoni, strade interne, tanti alberi e spazi per parcheggi. Un’area che doveva diventare, con il progetto Gesco, un polo “modello” per la piccola impresa, con tanto di asilo per i bambini dei lavoratori, impianti fotovoltaici, gestione “in condominio” dei servizi ma che è ferma lì da 15 anni.
L’iniziativa imprenditoriale, portata avanti sotto la regia della Confartigianato, si è arenata più volte, mentre i soci della cordata – piccoli imprenditori – si indebitavano sempre più. Fino ad arrivare sull’orlo del fallimento. Evitato per poco nel maggio scorso, quando il tribunale di Massa ha accolto, con il consenso dei creditori, cioè degli istituti bancari, la proposta di ristrutturazione del debito proposta dalla società e il pubblico ministero ha revocato la richiesta di fallimento. Si è così aperta una nuova fase, forse l’ultima chance per questo progetto. Anche se ci sono ancora passaggi cruciali da superare.
A cominciare dall’omologa dell’accordo sulla ristrutturazione del debito. I rappresentanti del consorzio Gesco, assistiti dall’avvocato Licia Celi, i legali e i funzionari delle banche creditrici e il giudice per l’omologa dell’accordo si vedranno il 14 gennaio prossimo: sarà quella la data decisiva per capire se l’ex Synthesis avrà un futuro. Giuliano Angelotti, presidente del consorzio Gesco dal 2007, è ottimista. «Con questa operazione – spiega – le imprese che vorranno insediarsi nel nuovo polo per aprire una nuova attività o allargarne una già esistente, non dovranno accollarsi una quota parte del debito di Gesco. Pagheranno al consorzio soltanto i costi del capannone, senza alcuna altra fidejussione».
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Ad accollarsi il debito, pur “ristrutturato” e spalmato su cinque anni, la cifra è attorno ai 15 milioni di euro, saranno invece i 12 soci superstiti di Gesco (il gruppo iniziale era di 36) che reperiranno le risorse proprio attraverso la cessione dei lotti in cui è suddiviso il comparto. In proposito c’è da registrare un’altra novità. Il consiglio comunale ha nelle scorse settimane deliberato un atto con cui si dà il via libera “formale” a quanto già riconosciuto da tempo. Cioè la possibilità di frazionare la vendita delle superfici in lotti minimi di 250 metri quadrati. Gli spazi, secondo quanto prevedono gli allegati alla delibera, saranno ceduti a un prezzo attorno ai 450 euro a metro quadrato. Trattandosi, in tutto di 36.000 mq. disponibili, calcolano a Gesco, la vendita potrebbe fruttare, almeno teoricamente, 16,2 milioni, cifra che copre abbondantemente il maxi debito di 15 milioni vantato dalle banche.
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