Il Tirreno

Serre di fagiolini allagate, il Comune di Massa paga 44mila euro

Claudio Figaia
Serre di fagiolini allagate, il Comune di Massa paga 44mila euro

Il fosso dei Loghi esondò e rovinò i raccolti di ortaggi, il Tribunale delle Acque impone il risarcimento (con maxi onorari legali) all’amministrazione civica

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MASSA. Costa caro, carissimo, al Comune di Massa un raccolto di ortaggi andato perduto. Costa 44.737 euro, somma da pagare al coltivatore che aveva denunciato l’amministrazione civica al Tribunale delle Acque, ritenendo il municipio responsabile degli allagamenti del terreno agricolo e della conseguente perdita del raccolto di fagiolini, zucchine, perperoncini e anche rape. Perchè quelle primizie, coltivate in serre – così hanno stabilito i giudici del Tribunale delle acque pubbliche presso la corte di Appello di Torino – andarono perdute perchè il Comune non aveva provveduto a gestire in modo efficace le acque dei canali di scarico del reticolo del Fosso dei Loghi.

La vicenda inizia il 2010, anno parecchio piovoso. Il signor Emanuele Bertoneri, in via dei Loghi in zona Ronchi, ha un campo pieno di serre. Dove coltiva (e poi vende) ortaggi e piante grasse. Ebbene, a partire dalla metà di giugno e poi fino a novembre, in seguito a piogge intense, il fosso dei Loghi straripa e allaga buona parte dei terreni circostanti. Le acque che debordano dal fosso fanno in sostanza marcire il raccolto, provocando un danno a Bertoneri. Il quale decide di chiedere i danni. Forte di perizie, testimonianze e foto, si rivolge al tribunale, assistito dall’avvocato Daniele Calvani, sostenendo che quell’allagamento non era dovuto a un evento meteo di portata eccezionale e imprevista – un’alluvione, in sostanza – ma alla “cronica” insufficiente capacità di portata del fosso dei Loghi e alla insufficiente capacità di drenaggio della rete di fossi della zona. Tesi che il Tribunale delle acque accoglie, presentando così il conto al Comune.

L’amministrazione civica si è opposta in giudizio. Sostenendo, intanto, che quella è una zona ad alto rischio idraulico, poi che le precipitazioni di quell’anno furono eccezionali e avevano un carattere “imprevisto e imprevedibile”; infine che, dopo i primi danni subiti, il coltivatore avrebbe ben potuto arretrare le serre, allontanandole dal fosso e salvare così i successivi raccolti. Ma il Comune gioca anche un’altra carta: guardate, dice ai giudici “delle Acque”, che le serre del signor Bertoneri erano pure abusive. Tanto che il proprietario aveva anche pagato una sanzione per sanare le irregolarità. In sostanza, secondo le avvocatesse di palazzo civico, il proprietario non aveva diritto ad alcun risarcimento e aveva anzi “colposamente contribuiti ad aggravare i pregiudizi economici lamentati omettendo si spostare le serre”.

Elementi che la corte torinese non ritiene decisivi. Per i giudici le serre erano lì dal 1980, ben prima che la zona venisse dichiarata a rischio allagamenti; gli eventi meteo non furono eccezionali (prova ne sarebbe il fatto che nel 2012, in occasione di un’altra calamitosa ondata di maltempo, non ci furono allagamenti). Ed eventuali abusi di ordine urbanistico o edilizio (che furono ricostruite dopo essere state distrutte da un incendio nel 2008) non inifciano il diritto del ricorrente a ottenere il risarcimento.

Da qui la sentenza e il conto presentato al sindaco Alessandro Volpi. Il Tribunale delle Acque ordina al Comune di pagare la somma totale di 44.737 euro. Di cui 26.990 euro costituiscono il danno vero e proprio subito dal coltivatore per le zucchine e i peperoni “annegati”. Mentre il resto del conto è costituito da rivalutazione degli interessi, spese generali e da ben 10.000 euro di onorari e diritti per i legali.

Una piccola ma significativa botta per le casse municipali. Certo, si tratta di una cifra che non mette in crisi il bilancio del Comune ma che comunque potevano essere spese in modo più utile alla collettività. Magari per un concerto o una gran festa di fine anno. Per risarcire il coltivatore, la giunta ha dovuto predisporre un atto per la copertura di debiti fuori bilancio che doveva essere votata nel consiglio comunale (saltato) della sera scorsa.

 

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