Il Tirreno

Carrara, marmo: fissata aliquota al 5%, ma è bagarre in consiglio comunale

Cinzia Chiappini
Carrara, marmo: fissata aliquota al 5%, ma è bagarre in consiglio comunale

La minoranza: ingiusto applicare la percentuale unica a tutti

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CARRARA. Se si parla di marmo, anche quando c’è davvero poco da discutere, lo scontro tra maggioranza e opposizione è garantito. Lo dimostra la seduta di martedì sera (29 dicembre) del consiglio comunale che aveva tra i punti all’ordine del giorno la delibera sulla determinazione dell’aliquota del canone di concessione degli agri marmiferi. I membri dell’assise in realtà non avevano molti margini di manovra: di fatto la legge 35 approvata a marzo dall’amministrazione toscana stabilisce che il contributo di estrazione – il “vecchio” contributo regionale”- sia pari al 10% del valore medio di mercato e che questo, sommato al canone di concessione degli agri non possa superare la soglia del 15%. Di fatto i consiglieri avevano a disposizione un’unica aliquota, quella del 5%, a meno di non voler fare un clamoroso sconto ai titolari delle concessioni e abbassare il gettito che dal lapideo arriva nelle casse del municipio.

Ma chi pensava a un sì all’unanimità al canone al 5% è rimasto deluso: i partiti di minoranza hanno colto la palla al balzo per aprire il dibattito sulla determinazione del valore medio di mercato dei materiali, il “prezzo” su cui di fatto si applicano le aliquote e dare vita così a l’ennesima contestazione alla gestione del settore. «Applicare a tutti un’unica percentuale è ingiusto, perché chi ha i materiali di maggior pregio di fatto ci guadagna» ha attaccato Claudia Bienaimè, di Carrara Bene Comune, ricordando che l’ “esenzione” dei Beni Estimati dal pagamento del canone di concessione costa alle casse del municipio 4 milioni di euro all’anno.

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«Questa delibera è ancora figlia di quel sistema di appropriazione indebita delle risorse della collettività sancito dalla legge del 1751» ha rilanciato Giuseppe Scattina, consigliere indipendente, accusando l’amministrazione di non voler «irritare troppo i potentati del marmo» e di continuare proporre stime sottovalutate pur di evitare di «accertare l’effettivo valore del marmo escavato». In linea con il resto dell’opposizione anche il M5S che con Matteo Martinelli si è detto favorevole «all’aliquota massima ma resta il problema della determinazione del valore medio di mercato, della regolamentazione del settore e dell’istituzione dell’osservatorio dei prezzi. In pratica – ha attaccato il consigliere grillino – questa amministrazione non fa niente e quel poco che fa viene impugnato in tribunale».

Sulla necessità urgente di un osservatorio dei prezzi è tornato anche il gruppo Forza Italia-Ncd Uniti per Carrara, spiegando che «stabilire l’aliquota al 5 piuttosto che all’8% ha poco significato se non si determina con equilibrio e buon senso, con ragionevole certezza, e in modo non unilaterale il valore del bene sottoposto a tassazione». Unica voce fuori dal coro dell’opposizione, che si è astenuta sulla delibera, quella di Massimo Menconi (Rifondazione Comunista): pur essendo passato da poco tra i banchi della minoranza il consigliere ha votato a favore, insieme alla maggioranza. La risposta agli attacchi dell’opposizione è arrivata direttamente dal sindaco Angelo Zubbani, titolare della delega al marmo: «È un fuoco di sbarramento preventivo perché le tariffe saranno presentate a fine gennaio».

Il primo cittadino non si è sbilanciato sull’ipotesi di rialzi rispetto al biennio precedente ma ha spiegato: «Gli ottanta sopralluoghi cava per cava sono terminati nei giorni scorsi e ora l’ufficio marmo sta elaborando le stime sulla base di un principio di equità. Quelli della minoranza sono pregiudizi sbagliati» ha aggiunto Zubbani che si è impegnato a presentare un raffronto tra il gettito del marmo nei primi anni ’90 e quello che arriva oggi nelle casse del comune. «Noi incassiamo più di qualsiasi amministrazione precedente» ha polemizzato il primo cittadino, ricordando che l’“esenzione” dal pagamento del canone di concessione dei beni estimati è legata al destino della legge regionale e dunque all’atteso pronunciamento della Corte costituzionale.

«Mi auguro che una volta risolto questo contenzioso potremo emettere fatture retroattive» ha concluso il sindaco ribadendo per l’ennesima volta che se il caso dei beni estimati fosse stato così semplice da risolvere «non ci sarebbero voluti oltre due secoli per superare l’editto di Maria Teresa».

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