Sicurezza
L’addio in musica a Guido Alberti
Forno si è riempita di persone per i funerali dell’ex operaio Eaton morto per un malore la notte del 23 dicembre
MASSA. Le lacrime segnavano silenziose i volti degli amici e dei parenti, interrotte solo dai singhiozzi che scandivano il tempo dell’angoscia. Mentre tutto intorno, nel paese, a Forno, dominava il silenzio. In segno di rispetto, di lutto, ma soprattutto di incomprensione per quella morte assurda, come tutte, ma ancora più assurda perché maledettamente precoce. Quella di Guido Alberti, ex operaio Eaton, morto nella notte del 23 dicembre per un malore nella strada di casa, Forno appunto. Si è accasciato in terra, quella notte, e non si è più rialzato, nonostante dei giovani fornesi lo avessero visto cadere e soccorso subito. Non c’è stato nulla da fare. Guido è morto, a 42 anni.
E ieri, in quel paesino incastrato sulle Alpi Apuane, dove era cresciuto e viveva, c’erano centinaia di persone per salutarlo. Gli abitanti di Forno, in primis, tutti: quelli che l’hanno visto crescere e maturare. C’erano i parenti, gli ex compagni di classe e gli ex colleghi della Eaton. C’erano poi gli amici, quelli che con lui hanno scherzato, riso, pianto, suonato ore e ore fino all’alba senza stancarsi mai. Perché lui, oltre a una ex tuta blu, era anche un musicista. «Un grande musicista», chiariscono gli amici.
Suonava la tastiera, usando soprattutto il suono dell’organo Hammand. Quanto amava quel suono. Passava giornate intere a ascoltarlo, nei pezzi dei suoi gruppi musicali preferiti, quelli del rock progressive anglosassone o italiano anni Settanta. E l’organo è suonato anche ieri, per lui, per l’ultima volta, nella chiesina di paese, troppo piccola per ospitare i presenti.
A portare il feretro gli amici più intimi, quelli che con lui condividevano anche una passione: la musica. A loro, piaceva chiamarsi “i fratelli di rock”. All’ingresso, gli ex compagni di classe, “quelli del 1973” - come scrivono - hanno voluto dedicargli un quaderno pieno di ricordi. «Ti ricorderò per sempre - scrive una ex compagna - per i tuoi sorrisi e la tua voglia di vivere». Quella voglia di vivere che non è bastata.
Il parroco durante la messa lo ha ricordato «quando nel 1982 - racconta don Ernesto Zucchini -Guido prese la comunione e con il suo giglio bianco in mano fece il giro del paese. Con quell’innocenza che si porterà dietro». Chissà dove, chissà come.
Poi il feretro è uscito dalla chiesa, sfilando davanti a lacrime e applausi e arrivando al ponte della casa socialista dove si è fermato. È partita la musica a tutto volume. Quella che lui ascoltava e riascoltava e faceva ascoltare, perché il rock, quel rock, non lo stancava mai. Le note, ieri, sono volate sopra Forno portandosi via il sapore delle lacrime. Amaro, come la perdita di Guido.
Melania Carnevali
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