Finanza
Maxi commessa in viaggio per l’India
Dopo il rogo, la ripresa della zona industriale apuana
MASSA. Era stata avvolta dalle fiamme durante il rogo che il giugno scorso ha devastato la zona industriale apuana. Lingue di fuoco che spuntavano alte dalla pianura, alzando un odore acre di chimico bruciato. Lì, sotto quelle fiamme, c’erano finiti quattro capannoni dell’area ex Dalmine, un’area di quasi ventimila metri quadri ridotta a un cumulo di cenere, detriti anneriti e pozze di acqua. Una di queste è la carpenteria metallica Corsi, un’azienda leader del settore, con una seconda sede a La Spezia, che per colpa di quel rogo era stata costretta a interrompere la produzione di una delle più importanti commesse mai capitate: uno scambiatore di calore destinato a un dei più grossi e nuovi impianti di raffinazione e petrolchimici del mondo, nella costa ovest dell’India. Adesso, quel “bestione” di dodici metri di lunghezza e otto di larghezza è salpato per il Mediterraneo con direzione oceano. Un viaggio che è anche una ripartenza, un messaggio di ottimismo a sei mesi dal rogo e con tre mesi di stop della produzione.
Durante l’incendio, infatti, la carpenteria aveva subito danni considerevoli al tetto, ai macchinari e a tutto il lato che dava sul capannone che ha preso fuoco, quello della Cupini nautica. Il tutto per diverse centinaia di migliaia di euro di danni, se si considera che per tre mesi la produzione è stata ferma.
«Avevamo commesse importanti - racconta Claudio Corsi, che tira le redini dell’attività di famiglia - Per non perderle, lo stabilimento che abbiamo a Spezia ha dovuto accogliere commesse non idonee per la sua struttura e non è stato semplice realizzarle». Gli affari, ovviamente, nei tre mesi di stop in cui i lavori nel capannone andavano avanti spediti, sono dimezzati.
L’attività ha ripreso a settembre e ieri sera è partito il primo trasporto eccezionale da via Dorsale con direzione porto di Carrara. Quello dello scambiatore di calore («con processo speciale coperto da licenza», chiarisce per gli esperti Corsi) destinato a un dei più grossi e nuovi impianti di raffinazione e petrolchimici del mondo, più precisamente il Meg Project, sito in Jamnagar (Gujarat) e commissionato da Ril (Reliance Industries Limited), nella costa ovest dell’India.
Corsi quindi riparte dopo il rogo da qui, da questa supercommessa con direzione India. Ma erano quattro, dicevamo, le aziende danneggiate: oltre alla carpenteria Corsi, la Cupini nautica, da dove è partito il rogo, completamente distrutta, la Prometec dell’ex sindaco Roberto Pucci e la Garimarine. Pure alla Naval Tmc hanno avuto problemi con il crollo di alcune strutture in acciaio, deformate dal calore sprigionato dall’incendio.
Era notte, quella notte, e sembrava giorno con fiamme che uscivano dai capannoni dell’area ex Dalmine illuminando di giorno il buio. Il fumo e l’odore acre delle resine e delle colle che bruciavano si erano espanse anche tutto intorno facendo intendere il distro. Come è stato.
Tutto il comprensorio è rimasto inagibile a lungo, transenatto con un nastro bianco e rosso e la chiusura per motivi di sicurezza delle strade limitrofe.
Proprio in queste settimane sono stati aperti i cantieri anche nella alla Promotec dell’ex sindaco Pucci. «Il tribunale - spiega Pucci - ci ha riconosciuto circa 1,8 milioni di euro di danni. Ma sono sicuramente di più». Circa 1,3 mila metri quadrati (dei 6mila del capannone) sono rimasti inutilizzabili e in parte completamente distrutti. È andato distrutto metà tetto, l’impianto fotovoltaico, il magazzino.
Dopo quaranta giorni di pulizie, l’attività ha potuto riprendere ma in versione “ridotta”, con consegne in ritardo o bloccate. L’area di lavoro è stata sezionata, divisa con un muro dall’area ancora bruciata. E l’attività è andata avanti così, sulle ceneri di un rogo. I lavori adesso stanno andando avanti spediti. «Speriamo di terminare entro gennaio 2016 - commenta ancora Pucci - e di poter metter la parola fine su questa vicenda che è stata veramente tragica. Per quello che abbiamo perso e per la fatica di riniziare».
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