Il Tirreno

Aspettano l’ecografia per 5 mesi poi scoprono che il medico non c’è

Chiara Sillicani
Aspettano l’ecografia per 5 mesi poi scoprono che il medico non c’è

Massa, una paziente: ho prenotato la visita a luglio per il 18 dicembre, da allora l’hanno rimandata due volte L’azienda sanitaria replica: spiacevole disguido dovuto all’assenza non prevista di alcuni medici

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MASSA. Si è dato pazienza, cinque mesi di pazienza. Ma adesso basta. Ha fatto la dieta per una settimana, trattenuto la pipì per un’intera mattinata. Per poi scoprire che nulla, la sua visita non si può fare. Deve tornare.

Perché se l’ospedale in viale Mattei è nuovo nuovo, i problemi sono quelli vecchi. Così, il fatidico paziente, stanco di fare i conti con i disservizi, alza il telefono e racconta la sua storia. Una storia che comincia da lontano, dal 22 luglio quando si presenta ad un centro unico prenotazioni (il Cup) e chiede di poter fissare un’ecografia completa dell’addome. L’operatore fa un paio di clic sul computer e annuncia che la prima data utile è il 18 dicembre. Cinque mesi più tardi. Il paziente ha gli occhi sbarrati, chiede di verificare una seconda volta, ma l’operatore conferma: prima data il 18 dicembre. Del resto che le ecografie, insieme alle risonanze, vestano la maglia nera quando si parla di liste di attesa, è cosa risaputa.

Il paziente si mette l’anima in pace e aspetta: intanto le cose cambiano, c’è un nuovo ospedale, ci sono macchine nuove, ma - e questo forse è il neo - non ci sono medici in più. E i tempi di attesa rimangono gli stessi. A casa del paziente intanto arriva una telefonata: ha aperto i battenti l’edificio in viale Mattei, la sua ecografia la farà al Noa. Peccato, però, che il telefono squilli una seconda volta: nulla da fare, il 18 non venga, il suo esame è stato rimandato al 21. Storia da calende greche.

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Finalmente è lunedì 21 dicembre: il fatidico paziente, accompagnato da un parente, si presenta all’ospedale. Da una settimana segue una dieta ferrea: così prevede il protocollo per le ecografie all’addome. Alle 9 è già al Noa, con la vescica piena e la speranza di fare la visita ed essere rassicurato. Aspetta - così riferisce - una mezz’ora: ha già pagato il ticket e consegnato la sua impegnativa, ma nessuno si affaccia dall’ambulatorio per chiamarlo. Dopo una trentina di minuti l’infermiera gli riconsegna la documentazione e l’informa che l’eco è saltata. Se ne riparla il giorno dopo (oggi 22 dicembre). Stessa storia per tutti i pazienti in attesa, tutti con visita prenotata da mesi. Così il paziente decide di farsi avanti e raccontare un’odissea iniziata il 22 luglio e ancora in corso e tutto per un’ecografia all’addome.

Maurizio Dal Maso, vice commissario dell’Asl, ammette che il disguido ieri mattina c’è stato e spiega che non era preventivabile: «Era prevista la presenza di tutti i medici, ma due di loro sono stati costretti a rimanere a casa per motivi di salute e non è quindi stato possibile far fronte a gli esami previsti che sono stati tutti quanti fissati in tempi brevi». Rimane, però, la sensazione di smarrimento di un paziente che aspetta 5 mesi per poi essere costretto a due “rimpalli”.

Del resto, che i tempi di attesa per l’eco addome siano una criticità, è evidente: basta un’occhiata ai dati pubblicati dall’Asl sul suo sito per averne conferma. Per l’esame (aggiornamento al 30 novembre) c’è da attendere 248 giorni che scendono - si fa per dire - a 193 in Lunigiana.

 

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