Il Tirreno

Concerto al Noa, sfiorato lo scontro

di Chiara Sillicani
Concerto al Noa, sfiorato lo scontro

I comitati contestano il project financing e chiedono il microfono, l’Asl dice no e scoppia il caos. Interviene la Digos

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MASSA. Il Noa apre i battenti il 16 novembre, passa un mese e il nastro ancora non è stato tagliato: ieri mattina Enrico Rossi e l’assessore Stefania Saccardi sono impegnati in consiglio, niente inaugurazione ufficiale, ma un concerto di buon auspicio l’Asl lo organizza comunque. E quel concerto si anima non soltanto di note: diventa teatro della contestazione di chi, ad un ospedale realizzato da privati, continua a dire no.

Nella grande sala nel seminterrato dell’ospedale, l’azienda sanitaria c’è tutta: c’è Maria Teresa De Laurestis, commissario delle Asl della Toscana nord ovest, c’è il vicecommissario Maurizio Dal Maso, c’è Giuliano Biselli, che il Noa lo dirige. C’è Andrea Mambrini, il primario di oncologia che il concerto inaugurale l’ha organizzato, fianco a fianco con l’associazione donatori di musica. Il mondo della sanità in una stanza.

In quella stanza c’è, però, anche chi il nuovo ospedale non lo considera - nelle parola della De Lauretis - «una conquista per tutto il territorio», piuttosto il segnale di una scelta privatistica, simbolo di una sanità consegnata nelle mani dei privati. Perché - questa è l’argomentazione - il Noa è stato realizzato in project: i privati hanno tirato fuori i soldi per costruirlo e ora lo gestiscono per guadagnarci.

Movimento 5 Stelle, Rifondazione, Collettivo Sos, comitato di salute pubblica, assemblea permanente non hanno dubbi: l’ospedale delle Apuane è segnale di una tendenza, confermata - spiegano - «dal contenuto della riforma sanitaria in discussione in consiglio regionale». I comitati mettono in chiaro i concetti durante un presidio, davanti alle porte dell’ospedale, poi scendono una rampa di scale e si uniscono al pubblico, pronto per il via alla musica. Affiggono uno striscione sul fondo della sala con un “No alla privatizzazione”, voltano le spalle al palco e contestano al grido “vergogna, vergogna”. E non demordono quando Maria Teresa De Lauretis ricorda che non sono stati invitati: «Oggi è un’occasione di festa, non la rovinate. Questo - la commissaria rivendica le scelte fatte - è un ospedale che ci siamo conquistati, di cui sono contenti gli operatori, in cui non è stato fatto neanche un licenziamento. Il Noa, grazie anche al tanto marmo, è splendido, aprirlo ha visto l’impegno e la costanza di molti». A calmare gli animi ci prova anche Andrea Mambrini: «Dobbiamo essere felici quando la musica entra in ospedale e diventa arma terapeutica. Semmai doveste essere ricoverati, beh la musica servirebbe anche a voi». La De Lauretis tenta la mediazione e propone un dibattito su riforma sanitaria e project, in tempi brevi: «Da qui ai primi di gennaio». Ma i comitati non si danno per vinti, gridano i loro no, fino a chiedere il microfono: «Siamo forse alla Leopolda? Voi parlate di festa, ma quello di oggi è un funerale per la sanità pubblica. Rossi non è venuto, ha avuto fifa, noi torneremo anche per l’inaugurazione del 15 gennaio. Fateci parlare, siamo cittadini e l’ospedale è un luogo pubblico».

È di fronte alla richiesta di avere la parola che i toni si alzano fino a sfiorare lo scontro fisico: Antonio “Blasco “ Bonito, attivista 5 Stelle, candidato alle politiche del 2013, vuole intervenire. E il rifiuto scalda gli animi: interviene anche il vicecommissario Dal Maso e con lui alcuni medici. L’atmosfera è così calda che la direzione generale chiama la Digos: è la polizia a chiedere a Maria Teresa De Lauretis di cedere il microfono e consentire a chi ha organizzato il presidio di intervenire pubblicamente.

“Blasco “ Bonito assicura di apprezzare «tutte le iniziative fatte con la musica, per i pazienti. Ben venga la musica, ma non c’è nulla da festeggiare perché - motiva - questa inaugurazione testimonia il fallimento del pubblico, la riduzione dei servizi, l’aumento dei ticket, i taglia i lavoratori». I sostenitori applaudono, poi comitati, M5S e Rifondazione lasciano la grande sala. Sulla porta c’è Dario Vergassola: è stato invitato al concerto. I comitati lo fermano e gli consegnano un volantino. Entra nella sala perplesso: c’è una contestazione, non ne conosco i motivi, ma mi informerò. Poi le battute (che stemperano) e la musica.

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