Il Tirreno

Sanità apuana: addio vecchi reparti, arrivano le case

Chiara Sillicani
Sanità apuana: addio vecchi reparti, arrivano le case

Massa, in commissione urbanistica il progetto per il San Giacomo. I 5 Stelle: «130 appartamenti, ma Asl non vuole edilizia popolare»

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MASSA. Dici ospedale nuovo e pensi al trasloco in viale Mattei, alle polemiche che hanno seguito l’apertura, agli spazi piccoli e alla piazzola elisoccorso non abilitata. Ai parcheggi salati, all’autobus che salta le corse.

Ma c’è un’altra partita, legata a doppio filo, al Noa perché - e qui sta il succo - aprire l’ospedale ha significato chiuderne due. E se oltre Foce, al Monoblocco, la sanità è ancora di casa, con ambulatori e chirurgia a degenza breve, a Massa è tutta un’altra storia. Il gigante che domina la città, a due passi dall’Aurelia, rimarrà completamente vuoto. Il futuro è d’obbligo perché all’interno qualche ambulatorio, in attesa di trasloco a Carrara, c’è ancora. Emigrerà a breve.

L’Asl quello stabile punta a venderlo tanto che ha presentato una variante per modificarne la destinazione d’uso. Difficile, infatti, pensare di piazzare sul mercato un colosso da migliaia di metri quadrati, a destinazione sanitaria. Così l’azienda ha chiesto di modificare, appunto, la destinazione in residenziale. Con tanto di progetto per la realizzazione di appartamenti e zona commerciale. La questione è già finita in commissione consiliare urbanistica e la riporta d’attualità Riccardo Ricciardi, consigliere comunale del Movimento 5 Stelle. Ieri mattina, al presidio davanti al nuovo ospedale, c’è anche lui: prende il microfono e spiega che «è in corso lo smantellamento della sanità pubblica». E, ad esempio di quello smantellamento e di una sempre maggiore presenza dei privati in sanità, prende l’ospedale vecchio: «L’Asl ha presentato un progetto per la creazione di 130 appartamenti. Insomma - sintetizza - pensa alla realizzazione di una Beverly hills massese, collegata al monte di Pasta attraverso una passeggiata». Ma la deriva privatistica - spiega il consigliere - sta nel niet dell’azienda sanitaria «a qualsiasi forma di edilizia popolare. L’Asl - rincara Ricciardi - ritiene che la presenza di case popolari determini una perdita di valore dell’immobile sul mercato».

Il no all’edilizia pubblica sarebbe arrivato sotto forma di osservazione al regolamento urbanistico: «Il Comune, in ogni Aru (area in cui è prevista la costruzione), ha calcolato anche una percentuale di edilizia popolare. Bene - spiega Ricciradi - l’Asl questa scelta per l’Aru in cui sorgere il vecchio ospedale la contesta».

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Insomma, 130 case, ma nessuna popolare. Ma le contestazioni del 5 Stelle vanno oltre: «L’Asl alza barriere e dice no agli appartamenti per le famiglie più povere, ma mette il vecchio ospedale a bilancio, come se le case già esistessero. In bilancio - ed entra nel tecnico - l’ospedale fa asset perché viene cartolarizzato». Il tema “appartamenti” al San Giacomo finisce in commissione urbanistica dove la discussione si fa accesa. E non soltanto perché 130 case vanno costruite e vendute, ma perché si pretende che l’edilizia popolare si faccia eccome.

Rimane un’evidenza: un gigante vuoto, a due passi dal centro, in una zona di pregio, accanto all’unico polmone verde in centro, il monte di Pasta. Nell’attesa di un futuro certo, il vecchio ospedale è sigillato: grate alle finestre, murate le porte interne per evitare spostamenti da un’ala all’altra. E di palazzo vuoti la città ne ha fin troppi.

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