La manifestazione
Una casa rifugio per vittime di abusi
Aumentano le richieste di aiuto al centro antiviolenza Duna Sdoga: «A breve avremo un luogo per l’accoglienza»
MASSA. «Bisogna spegnere la violenza piuttosto che l’incendio» raccomandava Eraclito. E in effetti, stando ai dati snocciolati giovedì sera da Ilaria Tarabella, responsabile centro antiviolenza Duna e da Laura Del Mancino, presidentessa dell’associazione Arpa, alla presenza dell’assessora alle politiche sociali con delega alle pari opportunità, Silvana Sdoga, sembra proprio che la violenza sulle donne stia dilagando come un incendio. In Italia nel 2006, una donna su sei viene uccisa ogni quattro giorni ma nel 2008 si passa già a una donna uccisa ogni due giorni; nel nostro Paese sono 6.788.000 le donne che hanno subito violenza almeno una volta nella vita: praticamente il 31,5% delle donne di età compresa tra i 16 e i 70 anni. E a Massa i dati non sembrano essere più incoraggianti: il centro Duna, il centro in via del Patriota che gestisce il centralino operante a sostegno delle donne vittime della violenza di genere, ha ricevuto nel 2014, 167 telefonate, passate però a ben 220 nel 2015.
La situazione non è quindi tra le più rosee verrebbe da dire, ma nonostante questo una buona notizia c’è: in occasione del convegno di giovedì sera, infatti, l’assessora Sdoga si è impegnata ad aprire entro breve, una casa-rifugio per accogliere e dare ospitalità alle donne vittime degli abusi di genere.
Il convegno ha visto protagonista, accanto alla Sdoga, l’associazione Arpa che è operante sul nostro territorio dal 2001; si tratta di un’associazione dedita a attività volte a favorire il raggiungimento della parità di genere, attraverso consulenze di natura psicologico-legale e l’attivazione di uno sportello, il centro antiviolenza Duna, appunto, presso il quale è operante 24 ore su 24 e 7 giorni su 7, il numero 377 699 4263, dove possono chiamare donne in difficoltà che subiscono violenze.
La disanima fatta durante la serata mette in evidenza diversi aspetti della violenza sulle donne, rimasti spesso in ombra; a salire sul banco degli imputati, secondo le relatrici Tarabella e Del Mancino, sono le pubblicità e i mass media in genere, rei di una cattiva informazione nei contenuti e nelle modalità dove la donna viene sempre e comunque strumentalizzata o colpevolizzata; le donne vittime di violenza sono italiane, vittime di violenza che nasce spesso all’interno delle mura domestiche e che appartengono ad ogni ceto sociale, senza eccezione, anzi molto spesso possiedono un titolo di studio medio alto e lavorano. Ci sono anche molti casi in cui è nel mondo del lavoro dove avvengono gli abusi: si pensi alle domande illegittime legate alla sfera personale fatte spesso durante i colloqui di lavoro o alla pratica del foglio di dimissioni in bianco.
Dal punto di vista locale e istituzionale, si sono mossi i primi passi, attraverso: il protocollo firmato a luglio del 2015 con l’obiettivo di creare una task force formata da tribunale, Provincia, forze dell’ordine, ospedale, servizi sociali e centri antiviolenza, che necessita però ancora l’avvio di procedure comuni per un migliore coordinamento; e il protocollo stipulato tra Provincia, Comune e scuole con l’intento, attraverso il racconto di favole a tematiche sociali, di andare a incidere sulla formazione in tenera età. «La strada da fare è ancora lunga-conclude l’assessora- a Massa non c’è ancora un luogo dove raccogliere le donne che subiscono violenza: questo è uno dei primi problemi da risolvere e io mi impegno davanti a tutti per avere a breve, un centro di accoglienza che accompagni la donna nel reinserimento sociale».
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