Il Tirreno

Comitati No Aru all’attacco: non ci fidiamo del sindaco

di Manuela D’Angelo
Comitati No Aru all’attacco: non ci fidiamo del sindaco

Le polemiche sull’atto di indirizzo del primo cittadino Alessandro Volpi: «Non verrà stralciato niente del regolamento e tutto rimarrà come è»

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MASSA. Dopo gli ultimi risvolti sul regolamento urbanistico, con l’atto di indirizzo per lo stralcio di sei ambiti, firmato dalla giunta di Massa mercoledì mattina e già sommerso dalle polemiche, non tarda ad arrivare la risposta dei sei comitati civici anti Aru, Quercioli, Turano, la Rocca, Castagnola, Romagnano e Lungofrigido.

«La delibera di indirizzo sugli ambiti- iniziano- potrebbe essere citata come un classico esempio di sofisma. Oppure, per essere meno aulici è il primo nodo al pettine delle tante promesse fatte dal sindaco Alessandro Volpi in questi mesi: la prima promessa non mantenuta insomma».

Eppure, il sindaco Volpi continua a dichiararsi soddisfatto di quanto ha politicamente permesso di fare, ovvero dare mandato agli uffici per confezionare osservazioni d’ufficio, appunto, che vadano nella direzione degli stralci. Nessuno però si fida: «Questo atto, un esempio malriuscito di semplificazione del linguaggio amministrativo, non va tanto contro le aspettative di noi comitati- continuano i sei presidenti anti ARU- quanto, soprattutto, smentisce in modo conclamato l’impegno preso dal primo cittadino dapprima in commissione urbanistica e poi davanti ai cittadini, di un atto di input interno all’amministrazione per l’elaborazione di osservazioni d’ufficio, così le ha chiamate lui stesso, a favore degli “stralci” degli Aru contestati. Nulla di tutto ciò. Quindi completamente inutile rispetto agli intenti annunciati da tempo. Solo pie intenzioni a leggere l’atto, annacquate, forse, in extremis dalla polemica interna al partito di maggioranza; una polemica che ha un effetto urticante sulla pelle dei cittadini. Se questo atto è stato concepito così, per recuperare le crepe interne al partito di maggioranza relativa le contraddizioni della politica non devono essere pagate dai cittadini».

Il passaggio che ha più infastidito è stato il punto 5: «Nella delibera - spiegano i comitati - si parla di atto di impulso nei confronti degli uffici “in modo da riconoscere un ulteriore rilievo alla partecipazione popolare, indirizzandola all’interno delle procedure e nelle forme giuridicamente previste dall’ordinamento”. Tradotto: le procedure verso cui deve essere indirizzata la partecipazione popolare sono in questa fase solo e solamente le osservazioni, ma non quelle promesse d’ufficio, quelle presentate dai cittadini. Grazie per avercelo ricordato a 5 giorni dalla scadenza, ma abbiamo già fatto da soli».

Inoltre: «Sappia il sindaco che anche per quei raccordi di cui si parla nella sua delibera, abbiamo provveduto da soli, mettendo mano al portafogli e pagandoci i tecnici per fare le osservazioni. Questo è stato il regalo dell’Amministrazione Volpi alla cittadinanza per il Natale 2015».

Nella delibera però, al punto 4, va detto, si parla di un indirizzo politico in cui si dichiara che la Giunta è favorevole alla eliminazione degli ambiti indicati: «Sì- rispondono i comitati- ma nei limiti e nelle forme consentiti dalla legge e con l’individuazione delle differenti modalità di soddisfazione delle esigenze e degli interessi correlati al reperimento degli standard pubblici. Ma come? Non era stato lo stesso sindaco a dirci più volte che gli stralci erano possibili perché viabilità e standard previsti non erano da considerarsi strategici? Ora scopriamo che lo stralcio è possibile “individuando le differenti modalità di soddisfazione” di quelle esigenze. Cioè? No individuazione, no stralci? Oppure occorre perequare diversamente? Oppure non si va a perequazione di quegli standard eventualmente eliminati con lo stralcio degli Aru? L’individuazione è una condizione vincolante? Anche in questo caso il deliberato non appare in linea con quanto sostenuto pubblicamente. Se invece il recupero degli standard da altre parti significa altri Aru collocati diversamente diciamo subito che non vogliamo scaricare il problema su altre zone spostandolo dai nostri giardini».

Infine, per il sindaco Volpi l’ennesimo attacco alla negata partecipazione: «Anche in questa delibera- concludono i comitati- si spaccia l’osservazione come strumento di partecipazione di natura individuale, ma sia la legge regionale 1 del 2005, che la legge 65 del 2014, parlando degli istituti della partecipazione, fanno riferimento “alle fasi procedurali di formazione e adozione degli strumenti della pianificazione territoriale e degli atti del governo del territorio”. Ed è lampante che le fasi di formazione e adozione si sono chiuse da tempo».

Insomma, sembra non trovarsi il punto di incontro tra amministrazione comunale e comitati cittadini in questa infinita battaglia del regolamento urbanistico.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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